Sanità digitale, assegnati i fondi PNRR: i progetti

di Teresa Barone

Case e ospedali di comunità, telemedicina, nuove tecnologie: tutti i progetti da realizzare nell’ambito della Missione Salute del PNRR.

Migliorare e rendere più capillare l’assistenza sanitaria su tutto il territorio nazionale è uno degli obiettivi primari del PNRR, che con la Missione Salute si propone di rilanciare la sanità pubblica e rendere le strutture del Sistema Sanitario Nazionale più moderne, digitali e inclusive.

I fondi del PNRR pari a 8miliardi di euro sono stati ripartiti tra le Regioni, attraverso un decreto ad hoc che suddivide le risorse affidando l’attuazione degli interventi alle singole amministrazioni regionali.

Con l’obiettivo di facilitare l’accesso alle cure mediche e ai servizi sanitari soprattutto da parte dei soggetti fragili, gli investimenti puntano a sviluppare assistenza di prossimità e innovazione finanziando la realizzazione di Case di Comunità e Ospedali di Comunità, ma anche rendendo possibile l’ammodernamento tecnologico e digitale ospedaliero attraverso la sostituzione di almeno 3100 grandi apparecchiature sanitarie (TAC, acceleratori, ecotomografi cardiologici e ginecologici, angiografi e sistemi polifunzionali per radiologia digitale).

Altri investimenti riguarderanno l’analisi dati, la vigilanza sui livelli essenziali di assistenza, lo sviluppo delle competenze tecnico-professionali, digitali e manageriali del personale.

Per rendere la sanità più vicina alle persone, il PNRR prevede di creare percorsi di assistenza territoriale che partono dalla “casa come primo luogo di cura”, fino ad arrivare alle “Case della comunità” e agli “Ospedali di comunità”.

Saranno 1.350, ad esempio, le Case della Comunità realizzate grazie ai fondi stanziati, all’interno delle quali opereranno team multidisciplinari di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialistici, infermieri di comunità e altri professionisti della salute.

Sono anche previsti 400 Ospedali di Comunità, rivolti ai pazienti che necessitano di cure a media/bassa intensità clinica e per degenze di breve durata.

Saranno realizzate, inoltre, almeno 600 Centrali Operative Territoriali (COT) chiamate a coordinare le attività territoriali, sanitarie, sociosanitarie e ospedaliere.

Entro il 30 giungo, inoltre, dovrà essere adottata la riforma dell’assistenza territoriale che ha come punto di partenza proprio il funzionamento delle Case e Ospedali di Comunità: un nuovo modello organizzativo per la rete di assistenza primaria che promuove un nuovo assetto per la prevenzione in ambito sanitario ambientale e clinico.

Attualmente, le Regioni e Province autonome hanno già finalizzato i propri Piani regionali con l’indicazione degli interventi e dei luoghi in cui realizzare le nuove strutture.