“Ora et labora”, da S. Benedetto il moderno insegnamento per i manager

di Simona Tenentini

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Un monaco inglese, Padre Demot, è stato il primo ad applicare la Regola nella gestione delle imprese. In Italia Paolo Bianchi, un suo discepolo, organizza dei corsi di formazione all'interno di monasteri

“Ora et labora” è la famosa Regola di S. Benedetto che, accanto alla cultura spirituale, ha sempre affiancato la nobiltà del lavoro manuale.

Da qualche anno la Regola viene applicata anche nel mondo delle imprese, costituendo un valido strumento per la formazione del manager, il quale, oggi più che mai, di fronte ai rapidi cambiamenti imposti dalle leggi della globalizzazione e dall’avvento delle nuove tecnologie, sembra vivere un momento di incertezza.

Il fautore della validità della dottrina di S. Benedetto anche nelle aziende è Padre Dermot, che dopo essere stato un manager di successo in un’impresa alimentare fino all’età di 46 anni, ad un certo punto ha deciso di appendere la giacca al chiodo per vestire l’abito monacale. 

Lo spirito del suo insegnamento è molto semplice: al bando gli schemi e le statistiche, quello che conta davvero è un insieme di uomini che cercano la perfezione. L’unica forza disponibile è il dono del silenzio e dell’umiltà intorno ad un capo democraticamente eletto, l’abate del monastero.

In Italia la disciplina di Padre Dermot è stata esportata da Paolo Bianchi, esperto di formazione che, dopo aver conosciuto il monaco inglese ha deciso di organizzare dei corsi che coniugassero diversificate tecniche tradizionali alla novità degli insegnamenti di Dermot.

Ciò che ha colpito profondamente Paolo Bianchi, durante il suo soggiorno in un monastero, è stata la perfetta organizzazione delle giornate da parte dei monaci benedettini, il loro sublime equilibrio tra lavoro e preghiera, tra spiritualità e manualità.

S. Benedetto, in effetti, può essere considerato il primo amministratore delegato della storia, che dirige il monastero secondo una precisa gerarchia, avendo sotto di sé il priore, che possiamo paragonare ad un direttore generale, il cellerario che opera come un direttore finanziario, il maestro dei novizi come un responsabile della formazione, i decani come dirigenti e così via fino ai settimanali o i lettori come funzionari di servizio.

Sempre a lui può essere dunque attribuita la prima organizzazione gerarchica ed il primo trattato di management aziendale con la Santa Regola.  La vita del monastero non è perciò solo preghiera, ma insegna a darsi una norma esistenziale quotidiana che può essere benissimo utilizzata anche in una struttura come quella aziendale.

I corsi organizzati dentro i monasteri durano tre giorni ed hanno molteplici finalità: consentono di staccarsi dalle cose contingenti per potersi concentrare su quelle necessarie, obbligano a sviluppare un certo spirito di adattamento: niente sigarette, niente telefonini (in alcuni monasteri condivisione delle stanze e del bagno), riflessione durante i silenzi e i lavori manuali e per chi crede anche preghiera.

La partecipazione è per cinque o sei persone al massimo. Esse devono integrarsi nella vita del monastero e seguire tutte le regole dei monaci, senza disturbare, dedicarsi al lavoro manuale, allo studio, in cui si insegnano le strategie d’impresa con i principi di San Benedetto, ed alla preghiera.

I corsi si sviluppano in tre momenti fondamentali: la formazione, la vita comunitaria e la vita lavorativa. Durante il momento dello studio si affronta la trattazione di temi come la conoscenza di sé nella leadership, il cambiamento, il problem solving, la comunicazione con un metodo inusuale: attraverso la lettura, molto lenta, della Regola (Lectio Divina) i manager sono invitati a discutere e trarre insegnamenti.

La Regola è il manuale di studio dei manager: oltre ad essere fonte di spiritualità, fornisce anche indirizzi pratici ed indicazioni che possono essere applicate alla gestione delle imprese e delle risorse umane. I partecipanti traggono degli insegnamenti anche nella vita comunitaria e nel lavoro manuale. Basti pensare che durante i pasti i manager sono chiamati al silenzio e alla meditazione, per una ricerca di sé, per imparare ad ascoltare gli altri e perché «mentre tocca al maestro parlare e insegnare, al discepolo convengono il tacere e l’ascoltare» monito più che mai attuale in un mondo in cui tutti vogliono solo insegnare.

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