Perché la collaborazione in azienda fallisce?

di Carlo Lavalle

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Alla radice della mancata riuscita della collaborazione aziendale c'è l'incompresione della sua natura di relazione diversa dal lavoro di squadra.

Collaborazione è una parola che all’interno di un’azienda è sulla bocca di tutti in questi tempi. I dirigenti vorrebbero che i dipendenti agissero e si comportassero pensando di essere parte di un’unica impresa.

Ma spesso, fa notare Andrew Campbell, direttore di Ashridge Strategic Management Center in un intervento scritto per la Harvard Business Review, sono proprio i manager ad essere i primi a rifiutarsi di assumere un atteggiamento collaborativo. Gelosie, incomprensioni e ostilità sono più forti avendo la meglio sullo spirito di collaborazione tanto decantato.

Ma esaminando la questione su un piano generale cosa in realtà ne provoca il fallimento? Ci sono diverse ragioni che vanno considerate. La collaborazione è difficile perché richiede un notevole dispendio di tempo e crea rischi per i diversi soggetti della relazione instaurata. A volte d’altronde non è sempre facile appianare le divergenze. Tuttavia, la causa principale, sostiene Andrew Campbell, sta nella confusione fra collaborazione e lavoro di squadra.

Come si fa a capire questa sostanziale differenza? I team, nei quali i manager devono collaborare a stretto contatto, in genere sono creati per raggiungere un unico obiettivo. Le decisioni restano congiunte in molti aspetti del lavoro e non si agisce in maniera unilaterale se non con grande cautela e non senza essersi consultati per assicurarsi che non vi siano conseguenze collaterali negative.

Grazie alla presenza di una figura che possiede l’autorità per risolvere i dissidi insorti, garantire il coordinamento delle attività, allontanare gli individui incompetenti o distruttivi il team è in grado di funzionare bene. La presenza di una forte leadership consente di svolgere al meglio i compiti prefissati.

Per i collaboratori la sfida da affrontare è differente. Alcune finalità sono comuni e riguardano parte della responsabilità degli attori, ma più spesso gli obiettivi sono anche di carattere competitivo. A differenza di un team tra i collaboratori non s’interpone una leaderhip e diversamente dal rapporto cliente-fornitore quando si è in disaccordo non può venir meno. In sostanza, la collaborazione assomiglia molto più ad una forma relazionale cliente-fornitore nella quale però i partecipanti hanno le stesse difficoltà a venire a patti senza il potere sciogliere il rapporto se l’altra parte si dimostra irragionevole o insensibile.

Una volta chiarita l’incomprensione il consiglio del direttore di Ashridge Strategic Management Center è di evitare di ricorrere alla collaborazione, tranne nei pochi casi – per esempio quando una business unit locale deve lavorare con un team centrale di sviluppo prodotti – in cui si può giustificare nell’ambito degli scopi aziendali.

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