Incentivi aziendali: ecco le tendenze negli Usa

di Andrea Barbieri Carones

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Bonus bebè, buoni spesa, attività sportive, check up auto: nelle aziende Usa, incentivazioni e benefit non hanno limiti; e la produttività sale.

C’è chi li chiama benefit e chi li chiama incentivi. C’è chi offre ai dipendenti l’ultimo esemplare di iPhone 4 fresco di presentazione di Tim Cook e chi punta sull’auto aziendale, parte di una flotta di vetture di prestigio da utilizzare con buoni benzina e sconti vari.

L’ultima tendenza aziendale è quella di ricorrere a pacchetti incentivanti – o premianti – che vanno in due direzioni: da un lato hanno un costo tollerabile e aumentano la produttività mentre dall’altro diminuiscono i problemi in azienda e permettono di lavorare in un ambiente più sano.

Del resto, una ricerca effettuata su 291 aziende americane ha mostrato che i risulatti migliori in termini di produttività si hanno mescolando premi economici con incentivi di altra natura. Per questo motivo, ci sono aziende come la statunitense Airbnb – che funge da punto di incontro online tra chi cerca e chi offre un alloggio per chi viaggia – che ogni anno dà ai propri dipendenti un buono spesa da 2mila dollari convertibile in soggiorni turistici. Ma non solo: offre alle proprie “maestranze” corsi di yoga (rilassati si lavora meglio) e la possibilità di portare in ufficio il proprio animale.

Da stimolo a stimolo, ecco che soprattutto dall’altra parte dell’Atlantico ci sono aziende che consentono ai propri collaboratori interni di prendere le ferie quando e quanto desiderano, senza (quasi) mai obiettare nulla. Il paradiso di molti lavoratori italiani, probabilmente. Ma anche di molte imprese, che vedrebbero parallelamente aumentare la produttività pro capite.

Alla sede della Johnson & Johnson, nello Stato del New Jersey, i dipendenti possono lasciare la propria auto a uno staff ad hoc, che oltre a effettuare lavori di pulizia, aiuta i proprietari con sommari check up sullo stato della vettura ed effettua piccoli interventi come il cambio dell’olio o il gonfiaggio delle gomme. Gli assunti possono addirittura darsi liberamente “all’alcol”: possono infatti consumare gratuitamente 13 tipi di birra alla spina direttamente nei locali aziendali, senza naturalmente eccedere.

Fantascienza? Forse. La Dropbox, azienda che ha creato un software multipiattaforma con oltre 4 milioni di utenti in tutto il mondo, ha invece puntato sullo svago dei propri collaboratori, creando in ufficio una sala giochi e organizzando tornei sportivi praticabili anche in sede, preferibilmente dopo l’orario di ufficio.

Probabilmente questi sono solo piccoli episodi e non rispecchiano il reale andamento dei benefit aziendali. A tal proposito, una ricerca internazionale effettuata da una società di recruitment ha mostrato che è in drastico calo il numero delle aziende disponibili ad accordare benefit non finanziari ai propri dipendenti: se all’inizio del 2011, 9 aziende su 10 erano favorevoli a questa forma di incentivazione, oggi solo il 61,7% la pensa così.

Fra queste c’è sicuramente Facebook, l’azienda che si appresta a sbarcare al Nasdaq di New York forte di quasi 1 miliardo di utenti e simbolo dell’imprenditorialità a stelle e strisce: i dipendenti, infatti, oltre a lavorare con una leggera musica di sottofondo e a fare la pausa pranzo a spese della Casa californiana, sono incentivati a fare figli visto che le mamme (o i papà) percepiscono un bonus una tantum da 4mila dollari a bebè, che entro breve tempo entrerà a far parte del social network come iscritto.

Per parlare dell’Italia, sono invece curiosi i risultati di una ricerca condotta dall’università Bocconi, che ha cercato di capire quale sia il tipo di leadership più efficace per motivare e i dipendenti pubblici: in questo caso, forse curiosamente, il comportamento onesto del proprio manager e uno stile improntato al rispetto delle regole sembra essere quello che stimola maggiormente la produttività della forza lavoro.