Aziende più ottimiste se esportano nei mercati emergenti

di Andrea Barbieri Carones

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Un sondaggio di American Express rivela che i manager di aziende che esportano verso i Paesi emergenti sono più ottimisti della media.

Esportare in Paesi extraeuropei fa bene all’azienda. O per lo meno fa bene al morale dei manager che le guidano, come affermano essi stessi interpellati da CFO Research su circa 600 Senior Finance Executives di aziende multinazionali (con fatturato annuo superiore a 500 milioni di dollari) a livello globale, per conto di American Express.

In pratica il sondaggio rivela che le previsioni relative ad una probabile crescita economica in Europa sono abbastanza ottimiste: il 50% dei direttori finanziari europei pensa, infatti, che entro il prossimo anno si registrerà una modesta crescita dell’economia, mentre per un 10% si tratterà addirittura di una crescita sostanziale. L’ottimismo è maggiore quando a rispondere sono i direttori finanziari dei mercati extraeuropei, guidati da India (85%), Stati Uniti (78%) e Messico (73%), che parlano di ripresa significativa entro l’anno in corso.

“La ricerca evidenzia come, a livello europeo, la metà dei direttori finanziari interpellarti prevede una modesta crescita economica nei prossimi 12 mesi. Questo dato, moderatamente positivo, tiene conto di mercati come la Germania e la Svezia che sono più ottimisti e si aspettano una sostanziale ripresa della crescita verso la fine dell’anno, rispetto ad altri – come Regno Unito, Francia, Spagna e Italia – che prevedono tempi ancor più lunghi per la ripresa economica” ha affermato Piotr Pogorzelski, vice president & general manager Global Corporate Payments di American Express Italia. “La maggior parte degli intervistati (64%) in Europa sostiene che, nei prossimi 2 anni, le prospettive di crescita della propria azienda dipenderanno molto più, rispetto agli ultimi 5 anni, dalla vendita di beni e servizi nei mercati emergenti”.

Se guardiamo agli obiettivi di crescita 2012 vs 2011, oltre la metà delle aziende europee (51%) prevede di porsi obiettivi abbastanza aggressivi (con un 12% che dichiara che saranno addirittura molto aggressivi). L’84% degli intervistati ha dichiarato inoltre di sentirsi sicuro all’idea di raggiungere tali target.

Ma quali saranno le principali minacce alla crescita delle imprese europee?

Il 47% degli intervistati ritiene che saranno gli aspetti finanziari a destare maggiore preoccupazione. Ma se la maggior parte dei CFO interpellati concorda su quale sarà la principale minaccia per la crescita economica, allo stesso tempo non sono d’accordo su quale sarà il fattore
specifico da temere maggiormente: il 24% è, infatti, più preoccupato della sempre maggiore esposizione alle variazioni dei tassi di cambio, il 22% è invece spaventato principalmente dall’accesso limitato ai finanziamenti e al credito e dalla maggiore esposizione ai tassi di interesse,
mentre il 19% crede che la volatilità dei mercati di capitali sia il fattore più preoccupante.

Il contesto economico degli ultimi anni ha spinto diverse aziende a creare dei “cuscinetti” contro gli imprevisti, ovvero delle riserve di liquidità che, secondo l’indagine, quasi la metà delle aziende (43%) ha in previsione di utilizzare nel corso 2012. Le riserve di liquidità saranno destinate
principalmente, per il 75%, ad assicurarsi gli approvvigionamenti di prodotti chiave per l’azienda oltre che proteggersi dall’aumento dei prezzi.

“La preoccupazione per l’aumento dei prezzi di energia e carburante è maggiore in Europa rispetto al resto del mondo” conclude Piotr Pogorzelski. “Più di un terzo delle aziende europee (35%), infatti, è preoccupato che questi incrementi possano minare le prospettive di crescita in settori come la produzione e la spedizione nel corso del prossimo anno. Solo un quarto degli intervistati nel resto del mondo ha manifestato la stessa preoccupazione”.

Il controllo dei costi aziendali resta una priorità per i CFO europei interpellati, con oltre l’80% degli intervistati che dichiara di aver pianificato modesti investimenti per la crescita, rispetto ad un focus maggior sull’ottimizzazione e sulla profittabilità.

“L’attenzione ai costi è alta nei mercati europei meno ottimisti nei confronti di una ripresa economica nel breve periodo, dove prevale un indirizzo strategico volto a ottimizzare e contenere i costi e a preservare la profittabilità” – continua Piotr Pogorzelski. “Nonostante un approccio più conservativo dei CFO in Europa, circa il 44% degli intervistati ha pianificato di utilizzare le riserve di liquidità per la crescita: ad esempio, negli UK, il 74% afferma che aumenterà gli investimenti in ricerca e sviluppo. Questo approccio è fondamentale per garantire alle aziende di porre basi solide
per la crescita”.

Considerato il modesto miglioramento delle condizioni economiche previste a livello mondiale, la maggioranza dei direttori finanziari europei (47%) prevede un aumento dell’organico nel corso dei prossimi 12 mesi, con un 61% di intervistati che dichiara che le nuove assunzioni saranno
necessarie per acquisire competenze ed esperienze specialistiche. Le previsioni parlano anche di tagli al personale: le aziende con sede in Europa, infatti, affermano che si assisterà a una diminuzione del personale nel prossimo anno (40%) con una percentuale maggiore rispetto al resto del mondo (30%).

Per quanto riguarda gli investimenti che nel 2012 saranno in crescita rispetto al 2011, i CFO hanno indicato:

  • attività per l’accesso ai mercati (come attività di vendita e marketing) 40%
  • sviluppo di nuovi beni e servizi con un 40%
  • miglioramento dell’efficienza dei processi di produzione (43%)
  • processi amministrativi e nuove capacità di produzione (36%).

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