Marketing: la trappola di Facebook

di Floriana Giambarresi

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È facile capire perché le aziende sono sedotte dal potenziale di Facebook, ma a volte nel marketing può rivelarsi una trappola. Eccone i dettagli.

È facile capire perché le aziende sono sedotte dal potenziale di Facebook: ha oltre un miliardo di utenti registrati e per questo motivo può rappresentare un ottimo strumento di marketing. Quello che però può sembrare un sogno in realtà in certi casi può rivelarsi una trappola: ecco il perché.

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I dirigenti di numerose aziende importanti come Wal-Mart, Unilever, Coca-Cola e altre stanno chiedendo al team di Facebook la possibilità di accedere a più dati utente. Secondo quanto sottolineato dall’autore Bill Lee, il problema di marketing in questo caso è soprattutto uno: gli utenti non vogliono inserire i propri dati online e sono molto contrari all’utilizzo degli stessi per scopi di marketing.

Facebook è comunque contrario a offrire agli inserzionisti più informazioni sui propri iscritti e questi elementi messi in comune fanno sì che vi siano scarsi risultati ROI per gli inserzionisti, i quali si accontentano di quel poco di informazioni a cui possono accedere.

Il messaggio è chiaro: nonostante la propensione della gente a pubblicare online tutto ciò che concerne la propria vita personale, quando si tratta di dati personali c’è una forte sensibilità. I dipartimenti di marketing aziendali stanno cercando di applicare approcci di marketing tradizionali per un nuovo ambiente (quello online), e questo non funziona.

Per cercare dunque di usare Facebook al meglio per il marketing, bisogna costruire una propria community di utenti, con il manager che deve saper instaurare un ottimo rapporto di comunicazione, chiedere feedback, stimolare la partecipazione di tutti. Se usato correttamente, il social network di Mark Zuckerberg può essere un ottimo strumento per spingere le proprie attività.

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