Analisi del rischio degli investimenti mobiliari: la diversificazione

di Rosanna Marchegiani

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Chi investe del denaro nell'acquisto di valori mobiliari corre il rischio che il rendimento effettivo dell'investimento sia inferiore rispetto al rendimento atteso. Il modo migliore per ridurre tale rischio consiste nel diversificare i titoli acquistati

Immaginiamo di voler investire del denaro nell’acquisto di valori mobiliari. Uno dei rischi ai quali andiamo incontro è che il rendimento effettivo di tale investimento sia inferiore rispetto a quelle che sono le nostre aspettative. Cerchiamo di capire, allora, quali sono le cause di questo rischio e come possiamo comportarci per fronteggiarlo.

La prima causa di una differenza tra rendimento effettivo e rendimento atteso può essere il rischio specifico di un progetto (project-specific risck), cioè il rischio che l’investimento effettuato da un’azienda produca un flusso di cassa diverso rispetto alle attese. I motivi potrebbero essere tanti, primo tra tutti un errore nelle previsioni. Le aziende tendono a ridurre tale rischio diversificando i progetti. Supponiamo, ad esempio, il caso di un’azienda di informatica che investe per la realizzazione di un nuovo software: potrà aver commesso degli errori nella valutazione dei costi di realizzazione, dei relativi tempi, delle possibili vendite, ma affiancherà senz’altro alla produzione di un certo software x, quello di altri programmi per cui gli eventuali errori commessi si possono compensare tra loro. Se, dunque, noi abbiamo investito nei titoli di questa azienda non dovremmo risentire particolarmente di tale rischio.

C’è poi il rischio concorrenza (competitive risk): un progetto può generare dei flussi di cassa diversi rispetto a quelli attesi perché non sono state previste con esattezza le reazioni dei concorrenti. Così la nostra azienda produttrice del software x, può non aver tenuto conto in modo adeguato della reazione degli altri produttori di software. Se noi investiamo in titoli di questa azienda possiamo ridurre il nostro rischio-concorrenza comprando anche titoli della concorrenza.

Poi abbiamo il rischio settore (industry-specific risk) che riguarda un certo settore industriale e può essere scisso in:

  • rischio tecnologia, cioè il rischio legato al progresso tecnologico;
  • rischio leggi, legato a possibili mutamenti legislativi;
  • rischio materie prime, connesso a variazioni dei prezzi delle materie prime impiegate o dei servizi utilizzati.

Così la nostra azienda produttrice di software si espone al rischio che il proprio prodotto diventi ben presto obsoleto ad esempio per lo sviluppo di nuovi linguaggi di programmazione, che ci possano essere delle modifiche legislative che rendano non più possibile o economica la vendita del prodotto o variazioni del costo del personale addetto alle modiche e all’assistenza sullo stesso. La nostra impresa può ridurre il rischio settore solamente se decide di operare anche in altri settori. Per noi, che abbiamo investito in titoli dell’azienda, è più facile ridurre tale rischio: basta acquistare anche titoli di aziende operanti in altri settori.

Se l’azienda opera anche all’estero c’è da considerare anche il rischio internazionale (international risk). Anche qui, l’azienda può ridurre tale rischio operando in vari paesi e noi che investiamo i nostri risparmi possiamo ridurre il rischio scegliendo titoli di aziende che operano in varie parti del mondo.

C’è poi il rischio mercato (market risk), detto anche rischio sistematico (systematic risk), ovvero il rischio generato dall’andamento delle variabili macroeconomiche (PIL, inflazione, disoccupazione, tassi di interesse, ecc.). Questo rischio si riflette, inevitabilmente su tutte le imprese, anche se in modo diverso. Contro questo rischio c’è poco da fare sia per le aziende che per noi  che abbiamo investito i nostri risparmi: in questo caso la diversificazione non serve.