Apple iAd si prepara a sbarcare in Europa

di Tullio Matteo Fanti

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Dopo aver attirato numerose polemiche e dopo un paio di rinvii, iAd, la piattaforma Apple per la pubblicità mobile su iOS, si prepara a sbarcare in Europa tra critiche e speranze

Entro la fine della settimana Apple porterà iAd, la nuova piattaforma per la pubblicità mobile su iOS, anche in Europa. Molte le aspettative e non poche le perplessità nate nel frattempo attorno alla nuova soluzione di Cupertino dopo il controverso lancio statunitense avvenuto nel mese di aprile 2010.

Dal Financial Time alcune indiscrezioni sui partner che avrebbero appoggiato iAD nel suo lancio europeo: tra i nomi spiccano L’Orèal, Renault e Nestlé, con circa 60 milioni di dollari di investimenti in campagne pubblicitarie per iPhone, iPad ed iPod Touch che dovrebbero avere inizio in una prima fase sperimentale a partire da fine dicembre 2010.

Il lancio del servizio non è stato stato però finora privo di problematiche: sono molti gli inserzionisti che hanno deciso di abbandonare la piattaforma pubblicitaria Apple, togliendole così ossigeno prezioso in questa fase di start-up: tra i nomi più importanti compaiono Chanel e Adidas. Il problema alla base sembra correlato allo stretto controllo delle inserzioni eseguito da Apple, il che si tradurrebbe in tempi di approvazione eccessivamente lunghi e libertà espressiva ridotta.

Tuttavia, l’integrazione di iAD con i dati di iTunes e le informazioni demografiche e di localizzazione recepite dagli apparecchi Apple costituiscono elementi preziosi per gli inserzionisti mentre gli spazi pubblicitari su iOS sembrano già aver raccolto il favore anche degli utenti, grazie ai loro elementi colorati e interattivi di forte coinvolgimento. Il tutto, peraltro, si tramuta direttamente in una nuova opportunità per gli sviluppatori poichè l’advertising sulle applicazioni comporta una condivisione degli introiti di potenziale interesse per piccole imprese, iniziative editoriali e fornitori di servizi online.

IDC prevede incassi per 105milioni di dollari nel 2010, contro i 400milioni di dollari riscossi da Google per le ricerche e gli annunci nel solo territorio USA. Per il resto non sono da sottovalutare nè la concorrenza di Android, né la piattaforma AdMOb di Google, né le frecce ancora nell’arco di Apple, tra le quali il famoso “effetto alone”: «è sempre più facile [attrarre clienti] se è Steve Jobs a mandare una email al CEO», scrive Tim Bradshaw nell’approfondimento del Financial Time.

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