Metamarketing e Second Life: business o flop?

di Noemi Ricci

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Sembra scemare il grande entusiasmo iniziale per le campagne di marketing su Second Life: due le scuole di pensiero: i critici e i fiduciosi

Dopo mesi di entusiasmi e professioni di fiducia, si profilano le prime nubi all’orizzonte per il metamondo e i suoi strumenti di marketing virtuale.
Comonciano a farsi contrastanti, infatti, le opinioni riguardo le potenzialità delle campagne di marketing su Second Life.

Da un parte si schierano coloro che ne sostengono l’utilità e confermano la crescente soddisfazione degli avatar. Dall’altra, chi ritiene Second Life una landa desolata per investitori.

I sostenitori della prima tesi invitano a non concentrarsi sulle campagne marketing poco ragionate in termini di strategia, bensì sulle tattiche di comunicazione efficaci che si stanno delineando, in grado di catturare l’attenzione di avatar e stampa.

A difesa della seconda tesi, invece, le segnalazioni di un calo di entusiasmo da parte di importanti brand che solo qualche mese fa dichiaravano di non aver più stimoli per continuare a investire nel metamarketing, anche a causa delle deludenti percentuali di acquirenti potenziali (circa 550mila su 13 milioni di utenti registrati).

Di fatto, gli acquirenti virtuali lamentano iniziative di marketing incapaci di smuoverli. Sarebbero dunque le aziende ad aver fallito, non il mondo virtuale? La sfida permane la medesima: interpretare le potenzialità del metamondo proiettandole nelle campagne, rendendo efficaci le strategie di comunicazione e interazione con gli utenti.

Le iniziative di marketing virtuali dovrebbero mantenere una stretta correlazione con la realtà, sfruttando al contempo le potenzialità di Second Life, catturando l’attenzione di avatar e consumatori.

Gli analisti si mostrano comunque fiduciosi: come accaduto per le campagne di comunicazione web, alla fine le aziende impareranno – dagli insuccessi – a sfruttare Second Life come reale strumento commerciale.

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