Google sempre più interessata alla carta stampata

di Claudio Mastroianni

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Mountain View ha annunciato l'estensione di PrintAds, programma che permette agli utenti AdWords di pubblicare campagne di marketing su riviste e giornali tradizionali

La sperimentazione era partita nello scorso Novembre con la collaborazione di 50 quotidiani, che hanno accettato di vendere i propri spazi pubblicitari a un gruppo selezionato di 100 advertiser del programma AdWords. Un’iniziativa, quella di Google, che ha riscosso subito un buon successo fra gli editori.

Ora il colosso di Mountain View ha annunciato di voler allargare PrintAds (questo il nome del programma) a tutti gli inserzionisti statunitensi appartenenti al network AdWords, per coprire il fabbisogno pubblicitario di 225 quotidiani sparsi sull’intero territorio americano.

«Crediamo che la stampa tradizionale sia ancora un elemento importante nell’ecosistema marketing – ha dichiarato un portavoce di Google per spiegare la sua mossa – Più del 50% degli adulti legge un giornale ogni giorno, e gli investitori sono sempre interessati a raggiungere nuovi clienti».

Attraverso PrintAds, gli advertiser sono in grado di acquistare spazi pubblicitari sulla carta stampata direttamente via Web, in maniera simile a quanto già si fa con gli ads online: gli investitori selezionano i quotidiani in base a vari criteri, come la collocazione territoriale o la loro diffusione. Dopodiché si propongono come inserzionisti, offerta che gli editori possono liberamente decidere se accettare o meno.

È solo ad accordi ultimati che Google rientra in gioco, fornendo un sistema di pagamento rapido basato su quello offerto per il programma AdWords. Risparmiando così a entrambe le parti in causa tempo e denaro.

La casa produttrice del noto motore di ricerca sembra puntare molto su questa nuova forma di marketing “ibrido”. Per ora il programma è disponibile solo per i quotidiani, ma l’azienda si è già dichiarata intenzionata ad allargarlo anche alle riviste. E, se la sperimentazione continua ad avere successo, si potrebbe pensare ad una esportazione del prodotto anche fuori dagli Stati Uniti, magari in Europa.