Equo compenso, TAR respinge ricorsi: pagano anche le aziende

di Tullio Matteo Fanti

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Il TAR respinge tutti i ricorsi e conferma la legittimità della norma sull'equo compenso, il cui costo grava sui device dotati di memoria per l'archiviazione dei dati, sia per privati che aziende.

Il TAR del Lazio ha rigettato tutti gli 8 ricorsi che sono stati mossi contro il cosiddetto “equo compenso” ovvero il decreto sui compensi di copia privata emanato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali che aggrava i costi di molti strumenti informatici anche dedicati all’utenza business.

Per il TAR si tratta quindi di una normativa legittima per compensare le perdite derivate dall’utilizzo potenziale di hardware al fine di archiviare materiale coperto da diritti d’autore; la richieste di pagamento in caso di compravendita di supporti e dispositivi può quindi considerata legittima sia per quanto riguarda l’utenza consumer che business, senza alcuna distinzione.

«La Società Italiana Autori Editori (SIAE)», si legge nella nota ufficiale, «esprime vivissima soddisfazione per le sentenze rese dal TAR del Lazio che rigettano in toto gli 8 ricorsi proposti contro il Decreto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali del 30.12.2009, sulla determinazione dei compensi di Copia Privata».

«Queste sentenze confermano che il sistema italiano che disciplina i diritti di Copia Privata è tra i migliori, se non il migliore, d’Europa perchè pienamente rispettoso delle Direttive europee, dei pronunciamenti della Corte di Giustizia e del nostro Ordinamento giuridico nazionale».

La norma era stata avversata a lungo in quanto spalma sul mercato intero le “colpe” della copia privata. Il solo acquisto di un device potenzialmente utilizzabile per conservare copie non autorizzate di software o contenuti, insomma, è gravato di un costo proporzionale alla memoria in dotazione: un espediente a tutela del copyright che grava però sull’intera collettività. Aziende comprese.

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