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Riforma pensioni: Italia in rivolta

di Noemi Ricci

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Bufera sulle pensioni: Codacons promuove class action per la perdita del loro potere d'acquisto, l'Acta smentisce le previsioni rassicuranti dell'Inps, Bossi propone le gabbie previdenziali.

Pensioni in Italia? Si salvi chi può: quelle già erogate stanno perdendo drammaticamente potere d’acquisto – tanto che il Codacons propone una class action – e per i giovani nuove stime indicano scenari funesti, pagando oggi salato per fruire domani di pensioni ridicole; e la ciliegina sulla torta è la proposta di Umberto Bossi di erogare pensioni più alte al Nord.

Class Action su potere d’acquisto delle pensioni

La mega class action sulle pensioni contro la Pubblica Amministrazione – promossa dal Codacons in base al Decreto Legislativo 198/2009 – ha lo scopo ottenere dal Governo agevolazioni fiscali, sconti, servizi sociali e farmaci gratis per favorire gli attuali pensionati, che negli ultimi 18 anni hanno visto diminuire del -49,3% il proprio potere d’acquisto.

Stiamo parlando non di pensioni d’oro, ma di una grande percentuale di pensioni da 500 euro al mese, o comunque non superiori ai 1000 euro. Servono urgentemente «provvedimenti in grado di riequilibrare la disastrosa situazione economica degli anziani», spiega l’associazione, anche perché «la situazione è destinata a peggiorare se si considerano gli effetti della manovra finanziaria varata dal governo».

Stime negative per le future pensioni dei giovani

Per quanto riguarda i pensionati di domani, si moltiplicano gli studi che si lanciano nella previsione dell’ammontare delle future pensioni dei giovani d’oggi. Le ultime stime smentiscono quelle recentemente elaborate dall’Inps, secondo le quali il sistema contributivo dovrebbe assicurare pensioni con tassi di sostituzione pari al 70% per i dipendenti e al 57% per i parasubordinati.

Per l’Associazione consulenti del terziario avanzato (Acta) queste conclusioni non trovano riscontri. Esaminando il Pil è necessario considerare che il suo andamento «dipende la rivalutazione dei contributi versati» mentre lo studio Inps «ipotizza che il Pil aumenti di 1,5% l’anno. Un’ipotesi a dir poco ardita, considerato che negli ultimi 10 anni è cresciuto dello 0,3% e che adesso non sembrano esserci le condizioni ideale per un’improvvisa accelerazione», spiega la presidente Acta, Anna Soru.

Per l’Acta è inoltre assurdo pensare che le pensioni saranno più sostenibili se si lavorerà fino a 70 anni partendo, perché non è possibile «escludere che ci sia anche chi ha iniziato a lavorare e versare intorno ai 23-24 anni e che dopo 40 anni di versamenti avrà meno di 65 anni. Si tratta di lavoratori che saranno inevitabilmente penalizzati».

Secondo Soru «è evidente che con il sistema contributivo c’è un tracollo della pensione, una cifra che sta molto sotto al 60% del reddito attuale se si va in pensione dopo i 65 anni ma abbondantemente sotto il 50% se si smette prima dei 60 anni».

Gabbie previdenziali geografiche

E a tutto questo polverone sulla riforma delle pensioni si aggiungono le dichiarazioni di questi giorni di Umberto Bossi, il quale propone pensioni o stipendi diversi a seconda delle aree geografiche, in base ai diversi costi della vita: «bisogna fare le gabbie previdenziali, è una bella idea, al Nord danno più di quello che ottengono, mentre al Sud danno poco e ricevono di più».

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