Tratto dallo speciale:

Legge di Stabilità: UE boccia bonus investimenti

di Barbara Weisz

scritto il

L'Italia non riduce a sufficienza il debito pubblico e non avrà il bonus UE da spendere in investimenti: il giudizio della commissione sulla manovra economica e la risposta di Saccomanni.

La Legge di Stabilità 2014 non piace a Bruxelles: la Commissione UE emette verdetto negativo sulla manovra in discussione in Parlamento – soprattutto sul fronte riduzione del debito – e  non concede il bonus chiesto dall’Italia per gli investimenti. Il ministero dell’Economia Fabrizio Saccomanni rassicura: provvedimenti mirati contrasteranno i rischi segnalati dalla UE, già previsti dal Governo anche se non inseriti nella Legge di Stabilità. Ma l’Italia rispetterà i vincoli di bilancio?

L’allarme UE

A preoccupare Bruxelles sono lo scarso peso delle riforme strutturali e il trend del decifit. Il report della Commissione mette nero su bianco «il rischio che la bozza della legge di stabilità per il 2014 non rispetti il Patto di Stabilità e crescita. In particolare il parametro per la riduzione del debito nel 2014». Il problema è racchiuso nelle stime 2014: quelle del Governo prevedono una riduzione del debito al 132,8% mentre quelle di Bruxelles (diffuse il 5 novembre) lo vedono salire al 134%. Il punto è che l’Italia dovrebbe ridurre il debito /PIL del 3% annuo ma non lo sta facendo. Anche il calo del deficit non è sufficiente: deve essere pari ad almeno lo 0,5% del PIL mentre nelle stime 2014 è di 0,2%, troppo poco per quanto sotto al tetto massimo consentito. Infine, l’Italia non procede sulla strada delle riforme indicate dalle stessa Commissione. Infine, il commissario agli Affari Economici, Olli Rehn, definisce «importante che la spending review in Italia dia risultati già nel 2014 perché porterà ad una riduzione del debito e quindi a rispettare le regole UE».

Conseguenze

La parte più preoccupante del parere della Commissione sulla manovra italiana è la seguente frase: l’Italia non può utilizzare la clausola per gli investimenti 2014 perché, in base alle previsoni d’autunno, non raggiungerà il minimo aggiustamento strutturale richiesto per portare il debito/PIL su un sufficiente percorso discendente. Significa che non concede lo sconto del Deficit/PIL pari allo 0,3% che l’Italia ha chiesto per investire in progetti co-finanziati di interesse europeo. Per avere il bonus, oltre al paletto del 3% l’Italia deve rispettare i termini della riduzione del debito.

La risposta di Saccomanni

Il Ministero dell’Economia ritiene che le stime della Commissione non tengano conto di provvedimenti non inseriti nella manovra – misure che «rappresentano uno stimolo all’economia, in grado di produrre gettito e risparmi di spesa aggiuntivi da utilizzare per ridurre disavanzo e debito 2014, oltre che per alleggerire la pressione fiscale su famiglie e imprese» – mentre la valutazione europea «discende da una stima di crescita del prodotto che, come è noto, non coincide con quella del Governo italiano e comporta implicazioni per le proiezioni di finanza pubblica».

  • Spending review: «il programma di lavoro del Commissario straordinario è già stato trasmesso al Comitato interministeriale, che lo discuterà nei prossimi giorni».
  • Riforma fiscale: «attraverso la delega che il parlamento sta per varare».
  • Privatizzazioni e rientro di capitali illecitamente detenuti all’estero.
  • Rivalutazione quote del capitale di Bankitalia «sulla scorta di un’analisi già effettuata e resa pubblica la scorsa settimana».

Vanno inoltre considerati due fattori: «la crescita del debito in rapporto al PIL è la risultante della recessione che si è protratta fino al 2013 e del pagamento dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni (quasi 50 miliardi di euro in 12 mesi tra il 2013 e il 2014), operazione concordata con la Commissione Europea» e «anche il sostegno finanziario ai Paesi dell’area dell’Euro in difficoltà ha contribuito alla dinamica del debito». Dopo il giudizio della Commissione, la Legge di Stabilità sarà discussa dall’Eurogruppo il 22 novembre. Nel frattempo continua il dibattito parlamentare: il 18 novembre arriva in aula al Senato, dopo il passaggio in commissione (3mila emendamenti).