Licenziamento legittimo per cattiva condotta

di Francesca Vinciarelli

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La cattiva condotta dei dipendenti rappresenta un grave inadempimento degli obblighi di diligenza e legittima il licenziamento: la sentenza della Cassazione.

Con la sentenza n. 2904/2015, la Suprema Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, ha ribadito la legittimità del licenziamento del dipendente di cui si può comprovare la cattiva condotta. Il caso in esame riguardava il licenziamento di un dipendente che era solito fare ripetuti scherzi ad una collega, una condotta che secondo i giudici rappresenterebbe un grave inadempimento degli obblighi di diligenza.

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La difficoltà, tuttavia, risiede nel riuscire a definire i limiti tra il creare un ambiente allegro all’interno del team di lavoro e il generare una situazione molesta, tale da legittimare il recesso datoriale dal contratto di lavoro. Il caso esaminato dalla Corte Suprema riguardava un dipendente licenziato per aver inserito carta e altro materiale di risulta nei sedili delle auto, durante le operazioni di assemblaggio eseguite da una collega. I giudici di legittimità hanno dato ragione al datore di lavoro, avendo inoltre accertato che fatti identici a quelli contestati fossero stati più volte commessi in passato dallo stesso dipendente. Dunque per la Cassazione si configura:

«Quel grave nocumento morale o materiale per l’azienda, pacificamente previsto dall’articolo 10 del contratto nazionale quale giusta causa di licenziamento».

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(Fonte: sentenza n. 2904/2015, della Suprema Corte di Cassazione).