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Composizione negoziata della crisi: aggiornati test, check list e piani di risanamento

di Barbara Weisz

5 Giugno 2026 09:00

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Il Ministero della Giustizia aggiorna le istruzioni operative della composizione negoziata, con una nuova sezione sui piani di risanamento e sul valore riservato ai soci.

Il Ministero della Giustizia ha aggiornato le procedure per la composizione negoziata della crisi d’impresa. Il decreto dirigenziale del 23 aprile 2026, pubblicato nel Bollettino ufficiale del Ministero il 31 maggio, integra il precedente decreto del 21 marzo 2023 e rivede il documento guida che orienta imprenditori ed esperti nel percorso di risanamento. La novità principale è una nuova sezione, la II bis, dedicata ai piani che ricorrono agli strumenti di regolazione della crisi e al valore riconosciuto ai soci.

Le novità sulla composizione negoziata

Il cuore dell’aggiornamento è la nuova sezione II bis, che elenca gli elementi da inserire nel piano di risanamento nelle diverse ipotesi: accordi di ristrutturazione, concordato preventivo, piano di ristrutturazione soggetto a omologazione. Tra questi, l’aggiornamento della situazione di attività e passività con stime che tengano conto delle variazioni tra la data del piano e quella della domanda, l’indicazione di entità e cause della crisi o dell’insolvenza, e l’elenco dettagliato dei creditori per ciascuna procedura.

Una parte rilevante riguarda il valore riservato ai soci nel concordato in continuità, in linea con il correttivo del 2024 al Codice della crisi. Ai sensi dell’articolo 120-quater del Codice, il piano deve quantificare questo valore in misura pari a quello delle partecipazioni e degli strumenti che danno diritto ad acquisirle, dedotto quanto i soci apportano alla ristrutturazione con conferimenti o versamenti a fondo perduto. Il riferimento non è l’attivo aziendale ma il patrimonio netto pro quota, al netto degli effetti diluitivi.

Sono inoltre precisate le iniziative da adottare dopo l’omologazione in caso di scostamento dagli obiettivi del piano.

Il test pratico e la check list

Le prime due sezioni del documento sono dedicate al test pratico e alla check list. Il test pratico permette all’imprenditore di valutare, partendo dal debito e dai flussi destinabili al suo servizio, quanto sia ragionevolmente perseguibile il risanamento, e all’esperto di stimarne le prospettive. È uno strumento prognostico, non un indicatore di crisi, e può essere svolto anche prima di predisporre il piano.

La check list guida la redazione del piano recependo le migliori pratiche di costruzione dei piani d’impresa, ed è articolata in otto aree: requisiti organizzativi, situazione contabile aggiornata, cause della crisi e strategie di intervento, proiezioni finanziarie, risanamento del debito, valore di liquidazione del patrimonio, gruppi di imprese e imprese minori. Non impone regole rigide, ma offre all’imprenditore un percorso ordinato e all’esperto un metro per verificare la coerenza del piano.

Le altre sezioni e il nuovo allegato sulla relazione finale

Il documento prosegue con il protocollo di conduzione, che scandisce le fasi della procedura: designazione dell’esperto, verifica delle prospettive di risanamento, regole per i gruppi di imprese, analisi delle linee di intervento, eventuali misure cautelari, gestione dell’impresa durante le trattative, formulazione delle proposte ai creditori, rinegoziazioni e relazione finale. Seguono le sezioni su formazione degli esperti, portale telematico nazionale gestito da Unioncamere e modello per il profilo professionale dell’esperto, utile alle commissioni regionali per la nomina.

Tra gli allegati, che raccolgono modelli e indicazioni pratiche, ne compare uno nuovo rispetto alle versioni precedenti: un modello di indice per la relazione finale dell’esperto.