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DL crisi d’impresa e risanamento aziendale: rinvii e nuovi strumenti

di Redazione PMI.it

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Via libera al Decreto Legge su crisi d’impresa e risanamento aziendale: rinvio Codice e misure di allerta, nuova composizione negoziata e altri strumenti.

Il Consiglio dei Ministri del 5 agosto ha approvato il decreto legge che introduce misure urgenti in materia di crisi d’impresa e di risanamento aziendale, che apporta correttivi alla disciplina vigente, rinvia alcune misure e introduce nuovi strumenti di supporto alle imprese in difficoltà, in particolare la composizione negoziata della crisi, finalizzato al risanamento economico grazie ad una nuova figura, quella del “negoziatore”.  Questo, a fronte dell’aumento esponenziale delle insolvenze legate agli effetti della pandemia, e alla crescente necessità di prevenire situazioni di crisi così gravi da non essere più sanabili.

Cosa prevede il Decreto

Il decreto legge recante Misure urgenti in materia di crisi d’impresa e di risanamento aziendale, nonché ulteriori misure urgenti in materia di giustizia prevede quattro direttrici di intervento:

  1. rinvio del Codice della crisi d’impresa, con entrata in vigore il 16 maggio 2022, per adeguarne gli istituti alla direttiva 2019/1023;
  2. composizione negoziata della crisi, nuovo istituto volontario e riservato, a cui si accede tramite piattaforma telematica, che offre all’imprenditore l’affiancamento di un esperto terzo e indipendente per agevolare le trattative con i creditori;
  3. modifica della legge fallimentare, con l’anticipazione di alcuni strumenti di composizione negoziale previsti dal codice della crisi;
  4. rinvio Titolo II sulle misure di allerta al 31 dicembre 2023, per sperimentare prima l’efficacia della composizione negoziata e avere il tempo di rivedere i meccanismi di allerta contenuti nel codice della crisi d’impresa.

Composizione negoziata della crisi: come funziona

Con il nuovo Dl si mira a dare più tempo agli imprenditori di agire in autonomia per risanare i debiti prima che scatti la segnalazione agli OCRI (Organismi di composizione della crisi d’impresa), utilizzando strumenti e istituti idonei come la nuova composizione negoziata della crisi, una sorta di mediazione assistita volontaria (e riservata) che anche le piccole imprese potranno attivare gratuitamente, ottenendo la designazione di un conciliatore che le guidi nella procedura di negoziazione del debito con i propri creditori.

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Come funziona? L’imprenditore accede alla piattaforma telematica nazionale e, dopo una auto-valutazione online, riceverà l’assegnazione di un negoziatore scelto da un elenco di professionisti esperti in gestione delle crisi.

In pratica, viene istituita una piattaforma telematica nazionale, accessibile agli imprenditori iscritti nel registro delle imprese attraverso il sito istituzionale di ciascuna camera di commercio. Sulla piattaforma sarà resa disponibile una lista di controllo, pensata anche per micro-imprese e PMI, con le indicazioni pratiche per la redazione del piano di risanamento e un test di auto-diagnosi per la verifica della “ragionevole perseguibilità del risanamento” (condizione necessaria per poter attivare il nuovo strumento). Tutti i dettagli sono demandati ad un decreto dirigenziale del Ministero della Giustizia da adottarsi entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto. Anche l’accesso alla composizione negoziata avviene per via telematica, con l’imprenditore che carica online la documentazione richiesta. L’esperto selezionato dagli organismi preposti, una volta accettato l’incarico, convoca poi l’imprenditore, che partecipa personalmente e può farsi assistere da consulenti.

C’è un vantaggio. L’imprenditore può chiedere l’applicazione di misure protettive del patrimonio: i creditori non potranno acquisire diritti di prelazione se non concordati, né iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari su patrimonio, beni e diritti (non sono inibiti i pagamenti), ma sono esclusi dalle misure protettive i diritti di credito dei lavoratori. Previsti anche meccanismi premiali (sanzioni e interessi ridotti sui debiti tributari dell’imprenditore).

E veniamo ai costi: in base allo schema di decreto, il compenso per l’esperto (da un minimo di 4mila ad un massimo di 400mila euro) è proporzionale all’attivo dell’impresa debitrice, più rimborso spese documentate.