Minimi: forfait al 15% fino a 80mila euro

di Barbara Weisz

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Il Governo pensa di inserire in Legge di Bilancio una flat tax per le Partite IVA, alzando il tetto per il regime forfettario degli ex minimi a 80mila euro: ecco come funziona.

Proposta di flat tax per le Partite IVA, con gli stessi tetti di reddito previsti per gli altri contribuenti, ovvero 80mila euro annui. Non solo: mentre la proposta generale di flat tax prevista dal programma di Governo sembra destinata a slittare nel tempo o ad essere adottsata in maniera progressiva, quella per il regime agevolato a forfait potrebbe confluire già nella prossima Legge di Bilancio, quindi operativa a partire dal prossimo anno.

La proposta è del M5S, e dell’inserimento in manovra ha parlato lo stesso ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi di Maio.

Rispetto alla flat tax generale – che nell’ipotesi pentaleghista prevede due scaglioni di reddito con spartiacque a  80mila euro, e due aliquote di imposta al 15% e al 20% per i redditi superiori – il regime agevolato delle Partite IVA (il cosiddetto sistema forfettario) sarebbe anch’esso al 15% ma con  tetti di reddito sono più bassi.

Ad oggi, cambiano a seconda delle diverse categorie di lavoratori autonomi e professionisti, arrivando al massimo a 50mila euro. Sopra questa cifra, si esce dal regime forfettario e si pagano le imposte progressive in base al reddito.

Ebbene, per allineare le Partite IVA agli altri contribuenti IRPEF c’è in cantiere una revisione del regime forfettario che prevede un’imposta fissa al 15% fino a 80mila euro. Par di capire che verranno aboliti, quindi, gli attuali tetti di reddito che sono diversi a seconda delle categorie di attività. Non è invece chiaro se, e in che modo, cambierà il modo di calcolare l’imponibile al quale applicare l’imposta.

Attualmente, il regime forfettario prevede che, per ogni tipologia di attività, si applichi un coefficiente al reddito, per ottenere appunto l’imponibile al quale applicare l’imposta al 15%.

Ecco quali sono al momento tetti di reddito e coefficienti:

  • Industrie alimentari e delle bevande: fino a 45mila euro. Coefficiente 40%,
  • Commercio all’ingrosso e al dettaglio: fino a 50mila euro. Coefficiente 40%,
  • Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande: fino a 40mila euro. Coefficiente 40%,
  • Commercio ambulante di altri prodotti: fino a 30mila euro. Coefficiente 54%,
  • Costruzioni e attività immobiliari: fino a 20mila euro. Coefficiente 86%,
  • Intermediari del commercio: fino a 25mila euro. Coefficiente 62%,
  • Attività dei servizi di alloggio e ristorazione: fino a 50mila euro. Coefficiente 40%,
  • Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie,istruzione, servizi finanziari e assicurativi: fino a 30mila euro. Coefficiente 78%
  • Altre attività economiche: fino a 30mila euro. Coefficiente 67%.

La proposta allo studio prevede anche un’ulteriore agevolazione, con tassazione al 5% per cinque anni riservata alle startup digitali.

Si tratta, è bene ricordarlo, solo di ipotesi di lavoro, non di norme in vigore. Per farle diventare leggi non mancano gli ostacoli: in primo luogo, le copertura finanziarie (si calcola che la tassazione al 15% per le partite IVA fino a 80mila euro costi circa 1 miliardo di euro).

C’è poi la questione dei vincoli europei, che impediscono l’applicazione di tassazione forfettaria alle partite IVA sopra i 65mila euro, per cui bisognerebbe chiedere a Bruxelles una deroga o una revisione della normativa.