TARI, doppia imposizione sui rifiuti speciali

di Francesca Vinciarelli

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Un aggravio di 2 miliardi di euro quello che pagano le imprese con la TARI: Rete Imprese Italia chiede al Governo di intervenire immediatamente.

Le cinque associazioni di Rete Imprese Italia (Casartigiani, CNA, Confartigianto, Confcommercio e Confersercenti) lanciano un nuovo appello al Governo, questa volta per dire “no” alla doppia imposizione per lo smaltimento dei rifiuti speciali, facendo riferimento al ripristino della vecchia e penalizzante tassazione, prevista nella TARI e ora inserita nella nuova versione del Dl SalvaRoma, che ha passato l’esame della Camera.

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Doppia imposizione sui rifiuti

Più in particolare Rete Imprese Italia chiede al Governo e al Senato

“di intervenire immediatamente per evitare alle imprese l’aggravio della doppia imposizione sullo smaltimento dei rifiuti speciali. Da lungo tempo gli imprenditori, che smaltiscono i propri rifiuti speciali al di fuori del servizio comunale, si vedono comunque applicare anche la tariffa rifiuti, sulla base di una interpretazione inappropriata del principio di assimilabilità ai rifiuti urbani. È un aggravio di costi stimato in 2 miliardi di euro.

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TARI nel DL SalvaRoma

Un tema che era stato affrontato prima con la Legge di Stabilità e poi con la la versione iniziale del Dl SalvaRoma, che andava ad escludere dalla TARI i rifiuti speciali delle imprese avviati al recupero. Poi però il testo è stato modificato prevedendo solo  una possibile riduzione della tariffa lasciata a discrezione dei Comuni e basata sulla quantità dei rifiuti avviati al riciclo, escludendo addirittura dal beneficio i rifiuti avviati al recupero. Una previsione per Rete Imprese Italia

“estremamente penalizzante, ingiustificata e anche contraddittoria rispetto alla disciplina europea, in base alla quale l’impresa deve poter optare per la gestione dei propri rifiuti al di fuori della gestione comunale anche nei casi in cui sarebbe consentita l’assimilabilità. È per questo che chiediamo il ripristino immediato del testo originario del Dl SalvaRoma e la soppressione di questo ennesimo balzello che penalizza le imprese italiane”.

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