IMU bocciata dalla UE: introdurre deduzioni fiscali

di Francesca Vinciarelli

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L'Unione Europea boccia l'IMU perché iniqua e priva di effetti redistributivi del reddito, diversamente da quanto chiesto al governo Monti: ecco le proposte di deduzione fiscale per renderla un'imposta sostenibile.

L’IMU va cambiata anche secondo l’UE, la quale la ritiene un’imposta che aumenta la povertà della nazione e alimenta le disuguaglianze tra classi sociali.

Per l’Unione Europea invece, nel Rapporto UE 2012 su Occupazione e sviluppi sociali, le modifiche dovrebbero essere orientate a rendere l’IMU «più equa e per conferirle un effetto redistributivo».

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L’UE è comunque favorevole alla tassazione sugli immobili, perché hanno «un effetto distorsivo relativamente basso e un basso tasso di evasione».

L’UE suggerisce di introdurre deduzioni basate su reddito e valore dell’immobile, migliorando al contempo la definizione di abitazione principale.

Questo perché, così come è stata applicata in Italia, l’IMU non piace a Bruxelles. Soprattutto dopo che si è arenata la riforma del Catasto che doveva legare l’imposizione al reale valore dell’immobile e al reddito presunto dei proprietari:

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Tuttavia l’IMu deve restare per la UE. Non a caso, lo scorso anno – quando doveva essere varata la manovra finanziaria – aveva raccomandato al governo Monti di introdurla per ridurre il «trattamento fiscale favorevole per le abitazioni».

Abolizione IMU

A smontare l’IMU, in fase di campagna elettorale, era stato prima l’ex premier Silvio Berlusconi (che ne promette la cancellazione) mentre per Mario Monti il gettito dell’imposta municipale è necessario, ma dovrebbe andare ai Comuni.

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In attesa di capire come andrà a finire, si è dichiarata soddisfatta l’ANCE: «finalmente emerge con forza l’iniquità dell’impostazione attuale dell’IMU, che colpisce le famiglie indiscriminatamente e ha contribuito alla caduta del settore immobiliare», sono le parole del presidente Paolo Buzzetti, per il quale «è necessario e urgente introdurre più equità e tenere conto della reale capacità contributiva dei cittadini considerando che la casa costituisce, tradizionalmente e per cultura, il bene primario delle famiglie italiane».

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