Bonus scontrini nella Delega fiscale: pro e contro

di Barbara Weisz

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Il Ddl di Delega fiscale approvato dalle commissioni del Senato introduce un possibile bonus sugli scontrini fiscali: ecco le spese ammissibili, i pro e i contro, in attesa del voto in aula.

Settimana decisiva per la Delega fiscale, al voto in Senato dopo gli emendamenti al testo, a partire dal bonus scontrini fiscali: votazioni dal 27 al 29 novembre e poi, se verranno approvate le modifiche votate in commissione Bilancio o ulteriori cambiamenti rispetto al testo votato alla Camera, si torna a Montecitorio per una terza lettura.

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Il Ddl di Delega fiscale prevede che il Governo possa definire «linee di intervento per favorire l’emersione di base imponibile, anche attraverso l’emanazione di disposizioni per l’attuazione di misure finalizzate al contrasto d’interessi fra contribuenti, selettivo e con particolare riguardo alle aree maggiormente esposte al mancato rispetto dell’obbligazione tributaria».

Tradotto: sconti fiscali (detrazioni o deduzioni) in dichiarazione dei redditi sulle spese attestate attraverso gli scontrini con misure dette “di contrasto di interessi” perché rendono non conveniente per il cliente  rivolgersi a venditori che non emettono ricevuta.

Spese detraibili con scontrino

La formulazione passata in commissione prevede di concentrare gli eventuali bonus fiscali solo laddove le spese dei contribuenti riguardano beni e servizi forniti da operatori generalmente a rischio di evasione (e comunque tenendo sempre presenti le esigenze di copertura finanziaria).

Se dovesse passare questa formulazione anche in aula, bisognerebbe comunque attendere l’esercizio della delega da parte del Governo per sapere esattamente come si configurerà la norma.

Ricevuta, sconto o IVA?

Il beneficio fiscale – per funzionare davvero – deve essere molto conveniente, quanto meno superiore all’IVA sul bene o sul servizio acquistato. Se ad esempio il bonus è inferiore al 21% dell’aliquota IVA, al commerciante basta applicare un prezzo al netto dell’IVA perché l’acquisto sia conveniente in nero per entrambe le parti.

Ma se anche lo sconto è più alto dell’IVA, per esempio al 30% (9 punti in più dell’aliquota base), il commerciante o professionista potrà sempre fare un ulteriore sconto sul netto al cliente, il quale ha comunque il vantaggio di risparmiare subito e senza sforzo (mentre la detrazione in dichiarazione non solo comporta tempi più lunghi ma prevede adempimenti, come tenere via lo scontrino).

Pro e contro

Si tratta di una norma destinata a provocare nuove discussioni in Senato: il sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani, ha già espresso parere contrario spiegando che le misure che prevedono deduzioni o detrazioni si sono rivelate, spesso e volentieri, poco efficaci nel contrastare l’evasione e nel migliorare i conti dello Stato. Per il momento, si possono semplicemente elencare i pro e i contro.

Il vantaggio di misure di questo tipo è quello di incentivare l’emersione, spingendo il contribuente a chiedere gli scontrini per ottenere sconti fiscali. La norma ha successo quando il mancato gettito rappresentato dalle detrazioni o deduzioni viene adeguatamente controbilanciato dall’emersione di capitali altrimenti non dichiarati.

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Il problema è tutto qua: spesso e volentieri gli sconti fiscali non garantiscono un‘emersione di sommerso sufficiente a compensare il mancato gettito che deriva dagli sconti.