Disoccupazione, sommerso e precariato: nuovi record in Italia

di Barbara Weisz

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ISTAT ed Eurispes tracciano il quadro a tinte fosche di un'Italia segnata da una disoccupazione dilagante e da un boom del precariato tali da finire per alimentare il sommerso: i dati del secondo trimestre 2012.

La disoccupazione in Italia a luglio  ha toccato il 10,7% , un record che va di pari passo con quello della disoccupazione giovanile al 35,3%, con un picco nel IIQ 2012. Lo rivelano i dati ISTAT sul mercato del lavoro, che fotografano una situazione di crisi profonda in cui spicca anche il numero crescente di precari: ben 2,5 milioni.

Solo un terzo delle famiglie arriva serenamente a fine mese, per colpa di uno spread tutto italiano tra ricchezza reale, reddito e tenore di vita(dati Eurispes). Ed è in questo quadro che si colloca il proliferare dell’economia sommersa, pari addirittura al 35% del PIL italiano…

Disoccupazione e precariato

Nel secondo trimestre 2012 il tasso di disoccupazione si porta a quota 10,5% (+2,7% rispetto al 2011) e quella giovanile a 33,9% (+27,4% sul 2011); fra le giovani donne del Mezzogiorno l’indice schizza al 48%.

In parallelo, si registra un boom del precariato: i contratti a termine sfiorano i 2,5 milioni (il 10,7%), con una crescita record di quelli a tempo parziale.

Il part-time segna infatti +10,9% mentre cala il tempo pieno (-2,3%) per la flessione del lavoro autonomo full time (-1,5%) e del tempo indeterminato, surclassato dai contratti di collaborazione a progetto (+5,3%).

Inflazione

La dinamica dei prezzi prosegue al rialzo: in agosto (dati provvisori Istat) l’inflazione sale dello 0,4% congiunturale e del 3,2% sull’agosto del 2011. Salgono parecchio i prezzi dell’energia (+3,3% mensile), su cui pesano gli aumenti della benzina. E, considerando i prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori, l’indice dei prezzi sale sempre dello 0,4% mensile ma il tasso annuo balza del 4,3%.

Lavoro sommerso

In questo scenario si inserisce il report Eurispes che, fotografando la difficoltà della famiglia media italiana ad arrivare alla fine del mese (al Nord, la Centro e al Sud), segnala l’ampliarsi del lavoro sommerso, il cui valore raggiunge oggi quota 530 miliardi di euro (il 35% del PIL): il tutto, senza contare l’economia criminale (almeno 200 miliardi di euro di fatturato annuo.

Il fenomeno del lavoro nero coinvolge agricoltura, edilizia, servizi e industria in maniera continuativa, saltuaria o come doppio lavoro, coinvolgendo «giovani in cerca di prima occupazione, disoccupati, cassaintegrati, lavoratori in mobilità, extracomunitari non in regola, ma anche studenti, pensionati, casalinghe, lavoratori dipendenti ed autonomi con lavoro regolare».

La mappa di questo spread tutto italiano rappresentato dall’economia sommersa vede una forte diversificazione sul territorio: il differenziale è molto alto nelle regioni del Mezzogiorno (sopra quota 50 in Puglia, Sicilia, Campania e Calabria) mentre scende visibilmente al Centro e al Nord (in Val d’osta è a quota 1, quindi quasi non esiste, in Trentino Alto Adige, Lombardia, Lazio, Emilia Romagna è compreso fra 10 e 20).