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Redditometro 2012: tutti i punti deboli

di Barbara Weisz

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Redditometro due e fai da te sotto la lente: ecco tutti i punti deboli di uno strumento anti-evasione fiscale che rischia di penalizzare anche il contribuente onesto

Ancora tanti i nodi da sciogliere sul Redditometro 2012, ancora in fase sperimentale e molto in ritardo rispetto all’entrata in vigore prevista per lo scorso giugno: l’Agenzia delle Entrate non riuscirà a metterlo a punto prima di fine ottobre, come anticipato da Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, in Commissione Finanze alla Camera.

Con il nuovo Redditometro 2012-2013,  oltre al sistema di verifica utilizzato dal Fisco sarà reso disponibile anche uno Redditometro “fai da te” a disposizione del singolo contribuente, per aiutarlo a verificare da sé la propria capacità di spesa.

Inserendo tutte le voci di spesa si potrà stimare il reddito familiare presunto, da confrontare poi con quanto si intende dichiarare e verificare eventuali scostamenti (rischio medio o alto).

L’esigenza di coordinare bene i due strumenti – per evitare che il “fai da te” segnali al contribuente scostamenti diversi da quelli che risultanti al sistema usato dal Fisco, con tutte le conseguenze del caso – rischia di far arenare il nuovo Redditometro ancora prima di partire. Insomma, una sorta di SISTRI 2!

Punti critici

Lo strumento di misurazione della capacità di spesa dei contribuenti, messa a confronto con il reddito dichiarato (per verificare eventuali incongruenze e far scattare i controlli fiscali) presenta in realtà davvero tanti punti deboli.

In generale c’è il rischio di una eccessiva invasività e di affidare tanto potere ad uno strumento non sufficientemente affidabile, che irrigidisca il rapporto fisco-contribuente fino a conseguenze anche estreme.

Ma sopratutto ci sono i problemi tecnici. Come noto, il nuovo Redditometro classificherà  i 41 milioni di contribuenti italiani in 11 tipologie familiari (single, coppie, presenza e numero di figli, fascia di età) e 5 aree geografiche (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole). Le voci di spesa sono invece 100, suddivise in 7 macro aree (abitazione, mezzi di trasporto, assicurazioni e contributi, istruzione, attività sportive e ricreative, investimenti mobiliari e immobiliari, altre spese). E qui sta il punto: quanto deve pesare ogni singola voce?

La suddivisione in in 55 gruppi omogenei serve a individuare diversi coefficienti. Per esempio, l’acquisto di un fuoristrada da parte di una famiglia che vive in montagna viene valutato diversamente dal medesimo acquisto effettuato da un single isolano.

A problemi tecnici nel calibrare il peso delle voci di spesa atte a misurare il tenore di vita, si aggiungono quelli legislativi: come ha puntualizzato Claudio Siciliotti, presidente dei Commercialisti, «il redditometro può diventare strumento automatico e assumere valore legale comportando l’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente».

E infine i problemi etici: Maurizio Lupi (Pdl) ha espresso dubbi sulla valutazione di alcune voci di spesa come  quelle per l’educazione, che non si possono considerare «spia di una ricchezza che va punita». In generale, la prudenza sarebbe d’obbligo nella valutazione di componenti che incidono sulla capacità di spesa di un contribuente, dagli investimenti alle proprietà, dai risparmi alla situazione familiare.

Gli esperti dell’Agenzia delle Entrate stanno cercando di mettere a punto un sistema che sia il più elastico possibile, nel tener conto delle diverse variabili, ma sono diversi gli esperti fiscali e gli economisti che esprimono dubbi relativi all’utilità di un sistema come quello del Redditometro (paragonabile, nel meccanismo, a quello degli studi di settore), soprattutto in un momento di crisi economica!