La presentazione del Modello 730/2025 con la dichiarazione dei redditi percepiti nel 2024 può aver comportato un conguaglio d’imposta da versare allo Stato, come saldo e acconto relativo all’anno in corso. Si applica sui redditi soggetti ad IRPEF e/o alla cedolare secca, calcolati in base alla dichiarazione presentata.
Mentre il saldo 2024 e il primo acconto 2025 sono trattenuti nel primo cedolino utile dopo l’invio del 730 (con possibilità di importo anche a rate), è invece prevista nel mese di novembre la trattenuta IRPEF del secondo acconto, applicata direttamente in busta paga dal sostituto d’imposta e caratterizzata da importi anche salati.
Il secondo acconto, infatti, non è rateizzabile e, in assenza di sostituto d’imposta, prevede il versamento con F24 entro 1° dicembre 2025.
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Qualora le imposte non siano effettivamente dovute, il pagamento può essere annullato così evitare di anticipare tasse che poi sarebbero rimborsate soltanto nel 2026. Possono annullare o ridurre il secondo acconto, facendone richiesta entro il 10 ottobre, coloro che ad esempio sono andati in pensione, chi ha cambiato lavoro o chi sa già che nel 2025 dichiarerà un reddito inferiore e quindi dovrà pagare meno IRPEF rispetto a quella 2024, sulla quale si calcolano gli acconti 2025.
In casi come questi è necessario effettuare una stima del debito relativo al 2025 e richiedere una trattenuta ridotta o azzerata. La domanda dev’essere inviata al datore di lavoro o all’Ente pensionistico di riferimento, anche via PEC o e-mail tracciabile con ricevuta.