Mentre la liquidazione di FWU Life Insurance procede con la lentezza di un ghiacciaio, in Italia i risparmiatori hanno smesso di aspettare i miracoli della burocrazia. Nel Nordest è partita la controffensiva reale: niente più lettere formali a scatole vuote estere ma azioni legali mirate contro chi quelle polizze le ha piazzate agli sportelli.
L’associazione consumatori Atecon, insieme allo studio legale Guiducci e Nitti di Padova, sta raccogliendo le adesioni per una serie di cause collettive. L’obiettivo è quello di aggirare il fallimento della compagnia madre e presentare il conto direttamente agli intermediari italiani.
A che punto sono i rimborsi sui premi per le polizze FWU
Per chi non l’ha ancora completata, per chiedere i rimborsi FWU con i moduli ufficiali bisogna prima avviare la procedura di base, ossia l’insinuazione al passivo lussemburghese. Senza quel passaggio, si rischia di restare fuori da ogni riparto.
La situazione per i 100mila clienti coinvolti è tuttavia critica. Chi sperava nel “salvataggio di sistema” è rimasto deluso: la procedura fallimentare rischia di restituire, fra anni, solo le briciole, dato che i premi dei primi 5 anni sono stati spesso “bruciati” quasi interamente in costi e provvigioni. Ecco perché la strategia è cambiata: l’unica via per rivedere i propri soldi è dimostrare in tribunale che quei prodotti non dovevano essere venduti.
Class action per colpire la rete di vendita
L’azione promossa da Atecon non punta al Lussemburgo ma bussa alla porta delle reti di vendita nazionali. Nel mirino ci sono società di intermediazione (come OVB, A1 Life/Asstop e altre) che hanno collocato i prodotti FWU. La tesi legale è forte: molte polizze sarebbero state vendute senza una corretta profilazione del rischio o tacendo i costi occulti (le famose “spese di ingresso”) che azzeravano il capitale nei primi anni di vita del contratto.
Già 200 risparmiatori tra Pordenone e il Veneto hanno aderito. La scelta della “causa collettiva” (o cumulativa) è una necessità economica: fare causa da soli per recuperare 15mila euro costerebbe più della perdita stessa in spese legali. Unendosi, i costi vengono abbattuti, rendendo la giustizia accessibile anche ai piccoli risparmiatori.
Per chi vuole unirsi, il consiglio è di agire prima che partano le notifiche ufficiali, previste per la primavera 2026. Attenzione però: partecipare alla class action non esclude la necessità di insinuarsi al passivo del fallimento, che resta un passaggio formale obbligatorio.
Attenti agli sciacalli del recupero
Oltre al danno, occhio alla beffa. Si segnalano casi di intermediari – talvolta gli stessi che hanno venduto le polizze tossiche – che ricontattano le vittime proponendo “nuovi prodotti miracolosi” per recuperare le perdite. Non firmate nulla. Non esiste polizza che possa cancellare magicamente un fallimento pregresso. Se ricevete queste telefonate, l’unica risposta deve essere legale, non finanziaria.