Tratto dallo speciale:

Mutui variabili in calo: ecco quanto si risparmia con il nuovo taglio dei tassi

di Anna Fabi

9 Giugno 2025 10:24

logo PMI+ logo PMI+
Il nuovo taglio di 25 punti base dedico dalla BCE porta risparmi immediati sui mutui variabili, abbassando la rata per i contratti attivi e quelli nuovi.

Con effetto dall’11 giugno, il tasso sui depositi scende al 2%, quello sui finanziamenti principali al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%. Come noto, infatti, la Banca Centrale Europea (BCE) ha ridotto i tassi d’interesse di altri 25 punti base, con un intervento che incide direttamente sui mutui variabili, tanto sui contratti già attivi quanto sui finanziamenti ipotecari di nuova stipula.

Il progressivo taglio dei tassi a cui stiamo assistendo fa parte di strategia della BCE volta a stimolare l’economia europea e nei fatti il primo effetto concreto per le famiglie italiane è atteso già con la prossima rata del mutuo.

Risparmi medi sui mutui variabili

Con il taglio della BCE, il TAN medio dei mutui a tasso variabile, che a maggio 2025 si attestava al 2,83%, a giugno scenderà al 2,58% per i mutui a 20 e 30 anni. Questa riduzione rappresenta dunque un risparmio immediato per chi ha un mutuo a tasso variabile. Secondo le stime di MutuiOnline.it, un mutuo di 140.000 euro su venti anni vedrà la rata mensile ridursi di circa 18 euro, passando da 765 euro a 747 euro, con un risparmio complessivo di oltre 4.100 euro sull’intera durata del mutuo.

Chi ha un mutuo di importo più ridotto, come ad esempio 100.000-200.000 euro a 20 anni, vedrà un risparmio mensile tra i 13 e i 27 euro, pari a fino a 324 euro l’anno. Per chi ha un mutuo trentennale, il risparmio potrà arrivare a 30 euro al mese, ossia 360 euro l’anno. Un mutuo da 125.000 euro su 25 anni vedrà una rata alleggerita di circa 17 euro al mese, con un risparmio annuale di circa 204 euro.

Impatto sui mutui variabili esistenti

Il taglio dei tassi da parte della BCE ha dunque – per prima cosa – un impatto immediato su chi ha già un mutuo a tasso variabile. La riduzione di 25 punti base significa infatti una diminuzione del costo del finanziamento per i mutuatari, che vedranno nuovamente scendere l’importo delle rate mensili, così come hanno ormai visto accadere da mesi (dopo le drammatiche impennate degli scorsi anni), a meno che non ci siano particolari condizioni contrattuali legate ai margini delle banche.

Per i mutui con tassi indicizzati all’Euribor o ad altri parametri legati all’indice di riferimento, il costo complessivo del mutuo sarà allineato alla riduzione dei tassi. Ad esempio, se il tasso di riferimento del proprio mutuo è legato all’Euribor a 3 mesi o a 6 mesi, con il taglio deciso dalla BCE, il tasso di interesse applicato al mutuo varierà, portando a una riduzione delle rate, con risparmi tangibili per il mutuatario.

Gli effetti sui nuovi mutui variabili

Anche chi sta pensando di stipulare un nuovo mutuo variabile vedrà benefici immediati. Con il calo dei tassi di interesse, la convenienza di un mutuo a tasso variabile aumenta rispetto a uno fisso. Le banche, infatti, si adegueranno al nuovo contesto di tassi più bassi, e i tassi di interesse applicati ai mutui variabili potrebbero essere più competitivi, offrendo ai consumatori una maggiore flessibilità e riducendo i costi del finanziamento.

Tuttavia, i tassi di interesse sui mutui variabili sono legati agli andamenti dell’Euribor e potrebbero subire oscillazioni nel breve termine ma non hanno certezze sul lungo periodo. Nonostante la riduzione attuale, infatti, le famiglie che scelgono un mutuo variabile devono essere pronte a possibili rialzi in futuro, a meno che la BCE non decida di mantenere questa politica di tassi bassi. Le politiche tariffarie di Trump da un lato e la guerra di Putin dall’altra minacciano l’economia globale rendendo i dati macro-economici ancora incerti.

Il contesto dei tassi di interesse

Ad ogni modo, ragionando nel breve e medio periodo, l’indice Euribor, che è il parametro di riferimento per i mutui a tasso variabile, è attualmente inferiore al 2%, con il valore dell’Euribor a 3 mesi che si attesta all’1,96%. Questa tendenza al ribasso, già consolidata, è destinata a proseguire nei mesi successivi, con previsioni che indicano una possibile riduzione ulteriore dei tassi di interesse sul mercato, almeno fino a marzo 2026.

I tassi sui mutui a tasso fisso sono più stabili. L’indice IRS per la scadenza a 20 anni è al 2,73% e per quella a 30 anni al 2,65%, con fluttuazioni contenute rispetto ai tassi variabili. Le previsioni suggeriscono che, salvo cambiamenti imprevisti, i tassi fissi potrebbero mantenersi tali, con una differenza sempre più marcata rispetto ai tassi variabili.

Il confronto tra mutuo fisso e variabile

Con l’abbassamento dei tassi sui mutui variabili, la forbice tra i mutui a tasso fisso e variabile si allarga ulteriormente. Nel mese di maggio 2025, il TAN medio del mutuo fisso era pari al 2,99%, e la rata per un mutuo di 140.000 euro a 20 anni era pari a 776 euro al mese, risultando 29 euro in più rispetto alla rata mensile di un mutuo variabile dopo il taglio dei tassi. La spesa complessiva su tutta la durata del finanziamento per un mutuo a tasso fisso risulta quindi circa 6.800 euro più alta rispetto a un mutuo a tasso variabile.

In ultima analisi, nel breve periodo i mutuatari con tassi variabili godranno di un abbassamento del carico delle rate mensili, che rappresenta un vantaggio concreto soprattutto per le famiglie con mutui di lunga durata. I risparmi saranno percepibili anche nel caso di nuovi contratti, con un abbassamento delle quote iniziali delle rate. Tuttavia, il consiglio degli esperti resta quello di prestare attenzione alla durata dell’indice variabile e alle possibili future oscillazioni, considerando eventualmente la possibilità di bloccare il tasso in caso di rialzi.