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Quotazione in Borsa e aumenti di capitale: verso nuovi incentivi

di Redazione PMI.it

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Incentivi per la patrimonializzare e la quotazione in Borsa: la nuova proposta UE per defiscalizzare aumenti di capitale e interessi sul debito.

Una incentivo per la quotazione delle PMI in Borsa o comunque, sulla scelta di intervenire sul capitale invece che di ricorrere al debito, ossia a prestiti da parte delle banche: la proposta si inserisce nell’ambito della strategia UE sulla tassazione delle imprese e contribuisce all’Unione del mercato dei capitali.

Si chiama DEBRA (Debt-Equity Bias Reduction Allowance) e prevede la deduzione fiscale sulla distorsione debito- capitale azionario: ad oggi, infatti, le imprese possono solo detrarre gli interessi connessi al finanziamento del debito ma non i costi connessi al finanziamento tramite capitale proprio.

In Italia, tra l’altro, sono già state sperimentate incentivi fiscali che detassavano gli aumenti di capitale (per esempio, fra le misure anti-Covid degli ultimi due anni). Adesso c’è una proposta europea di armonizzazione delle regole comunitarie che prevede di applicare al capitale proprio lo stesso trattamento fiscale applicato al debito. Risolvendo la distorsione fiscale che privilegia il ricorso al debito rispetto all’aumento di fondi propri per finanziare la crescita.

Paolo Gentiloni, commissario UE per l’Economia, sottolinea che fra gli obiettivi di questa misura c’è proprio lo stimolo alla «ripresa delle Startup e delle PMI innovative in tutta l’UE».

un’indennità al finanziamento del capitale proprio può agevolare investimenti coraggiosi nelle tecnologie di punta, in particolare per le Startup e le PMI.

Il capitale proprio, ricorda infatti Gentiloni, è particolarmente importante per le imprese innovative in rapida crescita nelle loro fasi iniziali e per le imprese in espansione che intendono competere a livello globale. Livelli eccessivi di indebitamento, invece, rendono le imprese vulnerabili a cambiamenti imprevisti del contesto imprenditoriale.

L’indebitamento totale delle società non finanziarie nell’UE ammontava a quasi 14mila 900 miliardi di euro nel 2020, pari al 111 % del PIL. Una riduzione dell’eccessiva dipendenza dal finanziamento del debito e il sostegno a favore di un possibile riequilibrio della struttura patrimoniale delle imprese possono incidere positivamente sulla competitività e sulla crescita. La stima Ue è che la misura possa aumentare gli investimenti dello 0,26 % del PIL e il PIL dello 0,018%.

Ci sono già esempi di regolamentazione di questo genere in sei paesi UE, oltre all’Italia anche in Belgio, Cipro, Malta, Polonia e Portogallo. L’armonizzazione delle regole renderebbe più omogeneo l’intero mercato comunitario, stimolando le quotazioni in Borsa e il mercato azionari in generale.