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E-commerce: crescere con il cross border trade

di Noemi Ricci

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Stefano Sordi di Aruba ci spiega come sfruttare le enormi potenzialità del mercato digitale puntando sul cross border trade, un settore dell'e-commerce tutto da sviluppare e sfruttare.

Internet e il mercato digitale, è ormai indubbio, rappresentano una grande opportunità per le imprese, soprattutto dal punto di vista dell’e-commerce, ma quali sono le potenzialità della Rete dal punto di vista del cross border trade, ovvero della vendita online all’estero? A rispondere a questa domanda ci ha pensato Stefano Sordi, Direttore Marketing di Aruba il quale ritiene questo tipo di vendite un settore che potrebbe offrire grandi prospettive di ripresa per le PMI italiane, le quali possono certamente contare su un fattore cruciale per il successo di una attività commerciale: la qualità unica del Made in Italy.

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Cross border trade

Nel nostro Paese il cross border trade è un canale tutto da sviluppare e sfruttare, basti pensare che ad oggi solo il 4% di questo tipo di vendite proviene dall’Italia e che secondo uno studio commissionato da Ebay a Deloitte ben il 15% dei residenti nell’Unione Europea effettua abitualmente acquisti online da un Paese straniero. Senza contare poi che la domanda internazionale legata alle nostre eccellenze è piuttosto estesa e quindi offre enormi opportunità. A trarre vantaggio da uno sviluppo del cross border trade in Italia sarebbero sicuramente i consumatori stranieri che potrebbero accedere ad un’offerta diversificata scegliendo anche i prodotti italiane, ma anche le PMI che in questo modo riuscirebbero ad ottenere visibilità e a crescere sui mercati internazionali senza intermediazione. Per quanto riguarda i settori, quelli più promettenti dal punto di vista dell’e-commerce transfrontaliero sono quelli tipici del Made in Italy: arredamento, moda e accessori per la casa.

Internazionalizzazione

Puntare sull’internazionalizzazione significa aumentare i volumi di affari, rilanciando il proprio business sfruttando le transazioni commerciali in rete che all’estero avvengono con maggior frequenza rispetto a quelle nazionali. È però necessario sviluppare strategie specificatamente pensate per il Paese in cui si intende operare:

  • tenendo conto della cultura di riferimento con cui si andrà ad interagire;
  • prestando attenzione alla lingua utilizzata nel proprio sito di e-commerce, senza però perdere la propria identità Made in Italy;
  • scegliendo opportunamente la tipologia di prodotto da vendere in un determinato Paese anche conducendo delle ricerche di mercato mirate;
  • cercando visibilità al di fuori dell’Italia, scegliendo portali di prodotto nazionali per far conoscere il proprio brand e la propria qualità all’estero o puntando su campagne di pubblicità su Google;
  • scegliendo accuratamente i metodi di pagamento, puntando possibilmente su quelli più conosciuti e affidabili, come ad esempio Paypal;
  • ottenendo certificati di sicurezza internazionali;
  • integrando il proprio sito di e-commerce con i principali portali di prodotto nazionali e internazionali (come Amazon, eBay, Google shopping, Ciao! e così via) e con i comparatori di prezzo più conosciuti (Skrill, Twenga, Kelkoo etc.).

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Stefano Sordi ricorda poi alle imprese dell’e-commerce l’importanza di

  • fornire sempre dei contatti chiari di riferimento per risolvere dubbi e richieste in qualsiasi momento;
  • utilizzare metodi di spedizione efficienti;
  • far ricorso ad una soluzione che accetti un ampio numero di valute internazionali in fase di vendita del prodotto.

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