Italia promossa dalla UE: deficit non più eccessivo

di Barbara Weisz

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La Commissione UE archivia la procedura di infrazione per deficit eccessivo contro l'Italia e pubblica le raccomandazioni: meno tasse e più credito alle imprese, lavoro per giovani e donne.

La Commissione Europea ha promosso l’Italia in serie A decretando la fine della procedura per deficit eccessivo aperta nel 2009: il disavanzo pubblico si è costantemente ridotto scendendo al 3% nel 2012, «entro il termine fissato dal Consiglio».

Conti pubblici

«Il programma di stabilità 2013-2017, adottato dal governo italiano il 10 aprile 2013 e approvato dal Parlamento il 7 maggio, prevede un leggero calo del disavanzo, che dovrebbe scendere al 2,9% del PIL nel 2013 e ridursi all’1,8% del PIL nel 2014» (leggi qui).

Anche le previsioni di primavera 2013 dei servizi della Commissione vedono un disavanzo «al 2,9% del PIL nel 2013 e al 2,5% nel 2014».

La nota di Bruxelles precisa che «sia il programma di stabilità che le previsioni di primavera tengono conto degli effetti del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, che prevede il pagamento dei debiti pregressi della pubblica amministrazione nei confronti dei fornitori privati, per un importo totale di 40 miliardi di euro (pari circa il 2,5% del PIL) nel 2013-2014» (leggi qui).

Raccomandazioni

Fornite poi le raccomandazioni agli stati membri per le politiche economiche al 2017  (leggi di più). Non vincolanti per l’Italia, riguardano anche le imprese: migliorare l’accesso al credito, rendere più competitivo il mercato del lavoro, ridurre il cuneo fiscale e promuovere l’occupazione di giovani e donne.

  • Conti pubblici: il deficit deve restare sotto il 3% e soprattutto «l’elevatissimo rapporto debito/PIL (secondo le previsioni al 132,2% del PIL nel 2014)» deve intraprendere «una traiettoria stabilmente in discesa», anche continuando a perseverare sulla Spending Review.
  • Riforme: più efficienza della pubblica amministrazione, semplificazioni per cittadini e imprese, tempi più rapidi dei procedimenti civili e riduzione dell’alto livello di contenzioso (anche promuovendo procedure extragiudiziali), lotta alla corruzione (anche rivedendo la disciplina dei termini di prescrizione), misure strutturali per migliorare la gestione dei fondi UE nelle regioni del Mezzogiorno in vista del periodo di programmazione 2014-2020.
  • Banche: promuovere pratiche di governance per una maggiore efficienza e redditività e per sostenere il flusso del credito alle attività produttive (ovvero alle imprese), promuovere maggiormente lo sviluppo dei mercati dei capitali al fine di diversificare e migliorare l’accesso delle imprese ai finanziamenti, soprattutto sotto forma di partecipazione al capitale, e promuoverne peraltro la capacità d’innovazione e la crescita.
  • Lavoro: proseguire sulla strada della riforma, ad esempio in materia di salari di produttività, più occupazione per giovani e donne (per esempio attraverso la Youth Guarantee), potenziare l’istruzione professionalizzante e la formazione professionale (apprendistato), rendere più efficienti i servizi pubblici per l’impiego, ridurre i disincentivi finanziari che scoraggiano le persone che costituiscono la seconda fonte di reddito familiare (spesso, le donne), migliorare l’offerta di servizi di assistenza alla persona e di doposcuola, un Welfare più efficace, specie per le famiglie a basso reddito con figli.
  • Tasse: alleggerire il carico fiscale su lavoro e imprese e trasferirlo a consumi, beni immobili e ambiente assicurando la neutralità di bilancio (anche rivedendo l’ambito di applicazione delle esenzioni e aliquote ridotte dell’IVA e delle agevolazioni fiscali dirette e procedendo a una riforma del catasto che allinei estimi e rendite ai valori di mercato), lotta all’evasione fiscale. Attenzione: qui se da una parte c’è l’indicazione di ridurre le tasse su lavoro e attività produttive, richiesta cara alle imprese, il consilgio di spostare la tassazione sui consumi va contro il piano del governo di evitare l‘aumento Iva di luglio, come richiesto soprattutto dalle PMI del commercio.
  • Liberalizzazioni: proseguire con l’apertura del mercato nel settore dei servizi, eliminare le restrizioni che sussistono nei servizi professionali e promuovere l’accesso al mercato, ad esempio, per la prestazione dei servizi pubblici locali (più appalti pubblici e meno concessioni dirette), potenziare le infrastrutture (energia, trasporto, tlc, banda larga).

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Fonti: il documento di abrogazione della procedura per deficit eccessivo e quello sulle raccomandazioni all’Italia.