Liberalizzazioni bocciate al Senato: i punti controversi

di Francesca Vinciarelli

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Stop al decreto liberalizzazioni al Senato: bocciati gli articoli su professioni, tribunale delle imprese e risarcimenti diretti.

Il decreto liberalizzazioni (ddl n. 3110), così come prevedeva il suo iter normativo, è passato all’esame del Senato ma proprio qui ha ottenuto la prima bocciatura. Alla commissione Giustizia non sono piaciuti alcuni articoli del decreto liberalizzazioni e più in particolare quelli riguardanti professioni, tribunale delle imprese e risarcimenti diretti.

Uno stop arrivato ai tre articoli del decreto liberalizzazioni con voto di maggioranza perché ritenute norme «inaccettabili nel merito e che comunque non sarebbero dovute rientrare in un decreto legge, non solo per la mancanza dei requisiti di necessità ed urgenza, ma anche perché non si prestavano ad un serio e costruttivo confronto» ha dichiarato il presidente della Commissione, Filippo Berselli del Pdl.

Più in particolare Berselli ha spiegato che la norma «sui risarcimenti assicurativi rappresenta un favore alle compagnie che trovo del tutto ingiustificato penalizzando i cittadini. Quella su tariffe e tirocinio è un attacco a un mondo che sta già patendo le conseguenze della crisi». Sul tribunale delle imprese, invece, la contestazione riguarda non tanto la sua istituzione quanto la sua presenza solo in 12 sedi «ratificando l’esistenza di tribunali di serie A e di serie B».

Il governo Monti dovrà quindi prendere atto di questo «motivato parere» e trarne «le dovute conseguenze», ovvero andare a modificare l’articolo 9 (bocciato anche da avvocati e notai), ovvero quello sulle disposizioni per le professioni regolamentate che prevede tra l’altro anche l’abolizione delle tariffe; l’articolo 29 sull’efficienza produttiva del risarcimento diretto e risarcimento in forma specifica; l’articolo 2 che istituisce il Tribunale delle imprese.

L’alternativa alla modifica degli articoli, preannunciata dallo stesso Berselli, è la presentazione di emendamenti che vadano ad abrogare delle norme più contestate. Non resta che aspettare le prossime decisioni del governo Monti.

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