Digital Economy: PMI in prima linea

di Francesca Vinciarelli

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Le PMI italiane corrono per annullare il digital divide, ma l'Europa è ancora lontana; siamo al 25° posto su 28 complessivi, anche se crescono i social e le tecnologie internet.

Secondo gli ultimi risultati del DESI, ovvero il Digital Economy and Society Index della Commissione Europea che valuta la presenza di un’economia e una società digitali in ogni Paese membro, l’Italia non supera il 25esimo posto in classifica su un totale di 28. Questo dato, che inizialmente può sembrare di scarso interesse, emerge solo dopo una attenta valutazione di una dettagliata serie di fattori (circa 30) che comprendono aspetti di connettività, capitale umano, uso di internet, integrazione della tecnologia digitale e servizi pubblici digitali.

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Siamo il -23,1% al di sotto della media UE ma, nonostante questo, si possono evidenziare alcune caratteristiche positive che riguardano le nostre PMI. Ad esempio le aziende italiane stanno fortemente utilizzando i social media in aggiunta ai loro canali tradizionali e al contempo utilizzano e piattaforme di comunicazione basate su tecnologie Internet per connettersi, creare e scambiare informazioni online con clienti e fornitori.

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In questo contesto infatti le PMI italiane raggiungono il 34% in termini di utilizzo di Facebook, LinkedIn, Xing, Viadeo, Yammer e altri social network, agganciando la media delle altre compagini UE e posizionandosi sopra Germania (31%) e Francia (27%). In linea con l’Europa anche l’impiego delle piattaforme di condivisione di file, video o immagini su Internet come ad esempio YouTube, Picasa, SlideShare, Flickr (13% su una media UE dell’11%).

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Nello specifico sono le aziende operanti nel settore dei servizi quelle con più spiccano sui social (41,7%), seguite da quelle del manifatturiero (28,4%) e da quelle delle costruzioni (21,1%). Più propense al social nei territori della Provincia autonomia di Bolzano con 58,9%, in Friuli-Venezia Giulia con 44,3%, in Calabria con 42,4%, a Trento con 42,1%, in Basilicata con 40,0%, nelle Marche con 39,6%, in Emilia-Romagna con 39,5%, nel Veneto con 39,0%, in Puglia con 38,6%, in Sardegna con 38,0% e nel Lazio con 37,8%. Interessanti anche le motivazioni per l’utilizzo dei social: prevale il marketing (34,1%), la collaborazione con altre imprese (29,4%) e l’interazione con la clientela (15,9%).

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