Conti in rosso nel DEF: Italia a rischio infrazione

di Barbara Weisz

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Deficit italiano oltre la soglia del Patto UE di Stabilità, ma Letta promette recupero, ripresa nel 2014 e pareggio di bilancio nel 2015: i numeri del DEF.

Stime al ribasso per il PIL e sforamento del deficit oltre il tetto imposto dalla UE: sono davvero poco incoraggianti i numeri dei DEF (Documento di programmazione Economica e Finanziaria) discusso in CdM, soprattutto in un momento in cui ci sarebbe da investire per agganciare la ripresa dando respiro alle imprese e ai contribuenti. Il rischio è tornare sotto procedura per deficit eccessivo se l’anno si chiuderà davvero con un disavanzo primario oltre il 3%, disperdendo un possibile tesoretto valutato in 10-12 miliardi.

Conti pubblici

Come ha fatto l’Italia ad accumulare due decimi di punti di disavanzo in pochi mesi? Pesano «l’interruzione della discesa dei tassi e la ripresa dell’instabilità politica» secondo il Premier Enrico Letta, che però assicura di voler onorare tutti gli impegni presi con Bruxelles. Per correre ai ripari, Letta promette «interventi tempestivi per mantenere il deficit entro la soglia», per un aggiustamento di uno 0,1%, che «non necessiterà interventi particolarmente rilevanti».

Misure correttive

La chiave di volta sarà la prossima Legge di Stabilità, «cuore dell’impegno del Governo». Senza dimenticare che, nel frattempo, l’Esecutivo sta anche cercando di risolvere la questione dell’aumento IVA. E’ una questione aperta, ha spiegato Letta senza sbilanciarsi: «ne discuteremo con la nostra modalità, attenti alle cose concrete, alle cifre, ai dati».

I numeri del DEF

  • PIL: a fine 2013 il ribasso sarà dell’1,7%, peggio delle precedenti stime (-1,3%), ma meglio del 2012 (-2,4%). Ritorno alla crescita nel 2014 (+1%), un dato «moderetamente ottimista» ma «a portata di mano». Se tutto andrà bene, nel 2015 si consoliderà all’1,7%, per salire di un punto all’anno nel 2016 e 2017.
  • Decifit: la stima per fine 2013 segna -3,1% che significa sforare nuovamente il tetto previsto dagli impegni europei. Con tutto quel che ne consegue. Bisogna recuperare un decimo di punto entro dicembre e dal 2014 essere stabilmente sotto (-2,3%). A voler spezzare il capello, si potrebbe far notare che anche il 2013 doveva chiudersi a livelli simili (-2,4%), ma in maggio c’è stata la rinuncia a 5 punti per approvare il Decreto Debiti PA e in estate sono stati rosicchiati, chissà come, altri due decimi. Secondo le stime, nel 2015 si scende a -1,8%, nel 2016 a -1,2%, nel 2017 a -0,7%.
  • Debito pubblico: il debito lordo a fine 2013 è visto al 133% (dal 127% di fine 2012), mentre al netto di sostegni e debiti PA si scende al 127,7 (da 124,3%). Anche qui, restando sul debito netto, dall’anno prossimo si scende a 126,3, e poi si arriva progressivamente al 116,9% del 2017.

Ripresa e pareggio di bilancio

Il pareggio strutturale di bilancio si dovrebbe raggiungere nel 2015, trainato da fine 2013 dai pagamenti della PA alle imprese e dalle misure di incentivi all’Edilizia (bonus energia e ristrutturazioni, bonus mobili, ecc.). Infine, si punta anche sugli effetti delle misure di incentivo all’occupazione giovanile (crescita e aumento della competitività). Oltre che dalla spending review: nel 2013 il taglio della spesa pubblica si quantifica in 1,7 miliardi di euro. Il ministero Saccomanni ritiene ci siano «ampi spazi di manovra» per ridurre il carico fiscale, alleggerendolo in particolare per lavoro e imprese, con prospettive di ripresa di fine anno confermate. (Consulta le Tabelle di previsione di Finanza Pubblica)

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