Accesso al credito per le PMI: meglio le banche locali

di Barbara Weisz

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L'accesso al credito bancario resta la difficoltà numero uno per le PMI, che accordano maggiore fiducia agli istituti locali pur appoggiandosi su almeno due banche e cambiando il referente in agenzia: il Rapporto 2012.

Le piccole e medie imprese continuano a rivolgersi alla propria banca per ottenere prestiti o finanziamenti, senza cercare altrove una soluzione più vantaggiosa in caso di credito negato: è quanto emerge dall’indagine “Banche e PMI: un rapporto in evoluzione”, presentata nel corso del convegno “Finanziare la ripresa, Banche & Imprese tra spread e territorio“, organizzato da BancaFinanza.

Mediamente, un’impresa di piccole o medie dimensioni ha rapporti con almeno due diverse banche. Nella maggioranza dei casi (il 91%), negli ultimi tre anni (di crisi) le aziende interpellate non hanno cambiato banca. Molto frequente (50%) il caso in cui l’azienda ha però cambiato referente.

Fiducia accordata al direttore della banca (per il 67% del campione), con il 20% che dichiara rapporti meno frequenti ed un 13% che lo  incontra personalmente più spesso.

Si segnala infine un aumento della competenza del personale allo sportello (13%) e della trasparenza delle banche (9%), per quanto i dati siano davvero bassi in termini assoluti.

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Allo stesso tempo si confermano i ben noti problemi di stretta sul credito, nonché una notevole sfiducia nelle misure adottate dal governo per migliorare il rapporto banca-impresa. Inoltre, quasi la metà delle PMI (47%) ritiene che il rapporto con le banche sia peggiorato, mentre solo per il 7% è migliorato.

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Il punto più critico era e resta la difficoltà di accesso al credito: l’anno scorso era segnalata dal 10% delle PMI, in questo 2012 sale al 20%. Non si registrano invece variazioni in materia di tassi di interesse, che si confermano al livello del 2011. Altissima (91%) la percentuale di imprese che lamentano richieste più stringenti di garanzie per concedere il credito: a pesare di più sono i dati di bilancio dell’azienda.

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Da questo punto di vista, c’è una netta preferenza per le banche a maggior vocazione locale. Il 63% del campione ritiene che questi istituti tengano in maggior conto gli aspetti qualitativi dell’impresa, come la reputazione dell’imprenditore e dell’azienda, il 62% aggiunge che valutano anche aspetti non strettamente economici, il 58% sottolinea che analizzano la coerenza dell’attività con la realtà territoriale.

E’ comunque relativamente alta sull’intero campione analizzato la fiducia nella propria banca, all’86% (pur registrando un leggero calo rispetto all’89% del 2011).

Discorso molto diverso, però, quando si parla di sistema del credito in generale: qui la fiducia scende al 53%. Curiosamente, però, in termini relativi migliora rispetto al 47% del 2011. Poco convincenti le misure anti-crisi adottate dal governo: per il 41% non produrranno alcun effetto nel rapporto banche imprese, per il 37% addirittura prevede conseguenze negative, mentre è limitata al 22% la percentuale di coloro che considerano le misure efficaci.

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Il sondaggio è stato effettuato dall’istituto Piepoli su un campione rappresentativo di titolari o direttori amministrativi di PMI del Nord Italia con meno di 40 milioni di fatturato e un numero di dipendenti compreso fra 16 e 200.