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Legge di Stabilità al Quirinale: criticità per UE e Regioni

di Barbara Weisz

Pubblicato 21 Ottobre 2014
Aggiornato 28 Ottobre 2014 10:09

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Legge di Stabilità al Quirinale, oggetto di "attento esame": Regioni e Comuni intanto chiedono al Governo meno tagli mentre dalla UE si teme invece una ulteriore stretta sui conti.

Arrivata alla firma del presidente della Repubblica, la Legge di Stabilità resta al centro di un fuoco incrociato di critiche: Enti locali e pensionati da un lato, Unione Europea dall’altro. I punti che sollevano perplessità e che potrebbero essere oggetto di rilievi della Commissione Europea riguardano il difficile rapporto fra coperture e  tagli di una manovra da 36 miliardi di euro (tagli che investono perfino i pensionati, dal 2015 costretti ad uno slittamento al 10 del mese per poter incassare l’assegno).

Regioni

La Regioni lamentano a loro carico tagli che ammontano «a 5,7 miliardi di euro e non a 4 miliardi», spiega Sergio Chiamparino, presidente della Conferenza delle Regioni, perché alle sforbiciate di questa manovra si aggiungono quelle previste dai precedenti governi. In particolare, sui bilanci regionali pesa ancora 1 miliardo ereditato dal Salva Italia e 750 milioni dal Decreto IRPEF 2014. Somme che si aggiungono ai 4 miliardi di risparmi da Spending Review inseriti nella Legge di Stabilità 2015 ed il mancato gettito (intorno ai 450 milioni) che deriverà dallo sconto IRAP per le imprese. Risultato: una manovra

«insostenibile per le Regioni a meno di non incidere sulla spesa sanitaria».

In realtà i toni del dibattito si stanno ammorbidendo in vista di un possibile confronto già dalla prossima settimana. «Non rifiutiamo i tagli ma stiamo lavorando perché siano compatibili», spiega Chiamparino. Le ipotesi che circolano vedono le Regioni rinunciare all’aumento di 2 miliardi sul Fondo Sanitario Nazionale in cambio di meno tagli e dalla rinuncia a una serie di trasferimenti attesi dall’amministrazione centrale e non ancora arrivati.

Comuni

Alle preoccupazione delle Regioni si aggiungono quelle degli altri enti locali. Il no dei Comuni viene espresso da Piero Fassino, presidente ANCI: 1,2 miliardi di tagli, senza considerare ulteriori appesantimenti sui bilanci per gli effetti a cascata dei tagli alle Regioni. Alla fine, si rischia di:

«vanificare l’allentamento del patto di stabilità, che noi apprezziamo ma che potrebbe diventare un’operazione a saldo zero». Dal 2007 ad oggi, «i Comuni hanno contribuito con 16 miliardi di euro al risanamento dello Stato». Tutti «devono fare la loro parte, e noi vogliamo continuare a farla, ma dobbiamo essere nelle condizioni di farlo garantendo i servizi».

=> Spending Review, taglio anche dei Comuni

UE

Nel frattempo si apre il fronte europeo. Filtrano indiscrezioni in base alle quali il presidente uscente, Josè Manuel Barroso, sarebbe intenzionato a rimandare al mittente la manovra italiana, chiedendo una correzione dello 0,5% del deficit strutturale quando invece il nostro Governo ha previsto solo uno 0,1% per il 2015. In soldoni significa circa 8 miliardi. Una cifra che spaventa, perché il “cuscinetto” previsto dal Ministro Padoan per andare incontro a eventuali richieste era di circa 3,4 miliardi.

Detto questo, ci sono alcune considerazioni da fare: la posizione critica dell’Europoa non è ufficiale e per parlare di manovra aggiuntiva è un po’ presto. Il governo mostra tranquillità, probabilmente dovuta anche a un maggior accordo sulle politiche economiche con la prossima commissione, guidata da Jean Paul Juncker (insediamento previsto per novembre, salvo slittamenti).

Situazione fluida, dunque, mentre la Legge di Stabilità 2015 approda finalmente al Quirinale, pur con modalità “inconsuete”. Una nota del Colle avverte che il testo:

«è in attesa di bollinatura da parte della Ragioneria Generale dello Stato» e sarà «oggetto di un attento esame essendo per sua natura un provvedimento molto complesso».