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Italia PMI friendly ma con troppe tasse: analisi OCSE

di Barbara Weisz

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Le PMI italiane hanno una produttività superiore alla media internazionale, e il paese ha vocazione imprenditoriale, ma pesano tasse e burocrazia: report OCSE.

Le PMI, spina dorsale dell’economia italiana, hanno «un livello di produttività elevato per gli standard internazionali»: a rilevarlo è un report OCSE, l’organizzazione dei paesi industrializzati, dedicato proprio a “Le politiche per le PMI e l’Imprenditorialità in Italia“. E non è di poco conto, se consideriamo che in tema di produttività non siamo esattamente in testa alle classifiche internazionali: una delle più note, quella del World Economic Forum, ci piazza al 136esimo posto nel mondo (fra gli ultimi dieci). Ma negli ultimi anni le istituzioni italiane sembrano diventate più consapevoli della ricchezza rappresentata dal sistema delle PMI: l’OCSE sottolinea che il nostro Paese è un ambiente sempre più favorevole alla creazione di una piccola e media impresa, grazie a misure come le semplificazioni che consentono di aprire un’impresa in un giorno, allo Statuto delle Imprese, all’accelerazione sulla restituzione dei debiti PA verso le imprese. Ma non mancano le dolenti note: tasse, burocrazia, economia sommersa, poca certezza del diritto.

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Innanzitutto, c’è un «sistema fiscale complesso che impone elevati costi non legati alle retribuzione alle PMI», che fra l’altro affrontano anche un ambinete con garanzie definite “deboli” sul rispetto dei contratti (e qui, con ogni probabilità, è compresa la difficoltà nel farsi pagare, dal pubblico ma anche dai privati). Poi, se da una parte c’è la punta di eccellenza sulla produttività rappresentata dalle PMI sopra i 50 dipendenti, dall’altra ci sono troppe microimprese, che invece sono caratterizzate da una produttività bassa. Altre debolezza strutturali: l’economia sommersa, carenza di capitali esteri, divario fra Nord e Sud.

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Suggerimenti

L’OCSE fornisce una serie di suggerimenti al governo italiano: più incentivi fiscali, meno tasse sulle imprese, partendo dalla riduzione del cuneo fiscale (che pesa sul costo del lavoro), norme che stimolino gli investimenti e la capitalizzazione delle PMI (anche puntando su nuovi strumenti finanziari e capitali di rischio), regole per una maggior competizione soprattutto in determinati settori (le professioni), un miglior utilizzo dei fondi strutturali europei, che dovrebbero essere maggiormente impiegati per favorire la nascita di PMI e start up nel Mezzogiorno e meno per le infrastrutture. Importante anche favorire lo sviluppo dei distretti, che da soli rappresentano il 30% dell’export manifatturiero italiano.

Un discorso a parte meritano le misure a favore dell’imprenditorialità, che viene considerata una caratteristica peculiare e positiva del tessuto economico italiano. L’Italia, secondo l’Ocse, è un paese a vocazione imprenditoriale, circa metà della popolazione dichiara preferibile il lavoro in proprio a quello dipendente, e in effetti quasi un quarto della forza lavoro è in proprio, le piccole imprese tendono a essere di giovane età. E allora, fra le strategie su cui il paese dovrebbe puntare, c’è una maggior formazione all’imprenditoria, anche nella scuola. La percentuale di giovani italiana che dichiara di aver ricevuto un’educazione scolastica utile a costruire una mentalità imprenditoriale si ferma al 40%, contro una media Ue del 53%.

Questo, in un paese in cui le PMI sono il 99,9% delle imprese, e rappresentano l’80% dell’occupazione e il 67% del valore aggiunto, tra le quote maggiori dell’area Ocse. Fra le misure suggerite per spingere maggiormente sulla formazione imprenditoriale, un maggio rapporto fra università e imprese, l’introduzione di standard nazionali per l’apprendistato, e in generale uno sforzo del sistema paese per mettere a punto una strategia nazionale per la formazione imprenditoriale.

Il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, commenta l’analisi OCSE definendo «fondamentale» una politica per le PMI, ricorda una serie di provvedimenti adottati come l’ampliamento delle risorse del Fondo Centrale di Garanzia, il Piano per il Made in Italy i contratti di rete, la legislazione sulla start-up innovativa, le agevolazioni della Nuova Sabatini, la task force per l’industrial compact, e sottolinea l’impegno ad attuare nuovi

«interventi che valorizzino i punti di forza collegati alla piccola dimensione, affrontando gli ostacoli alla crescita ed andando a riequilibrare eventuali fattori di fragilità per la produzione attraverso strategie condivise a livello europeo».

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