Immobili: mercato in flessione, tasse in aumento

di Barbara Weisz

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Il prezzo delle case è sceso in cinque anni del 15%, mentre le tasse sono più che raddoppiate: analisi, esempi di calcolo e proposte per risollevare il settore edilizio della Cgia di Mestre.

Riqualificazione del patrimonio edilizio esistente e meno tasse sugli immobili: è la ricetta della Cgia di Mestre per risollevare un settore, quello delle Costruzioni, che ha pesantemente accusato la crisi con effetti a cascata su famiglie e imprese: in cinque anni hanno visto le imposte sulla casa anzi quasi raddoppiare (fra IMU, TASI e via dicendo), mentre il valore degli immobili si è ridotto del 15%.

=> IMU, Tasi e le altre: rincaro 2014 delle tasse sugli immobili

Mercato immobiliare: – 15%

L’associazione di PMI ha elaborato calcoli precisi su diverse tipologie di immobili residenziali. Un’abitazione di tipo civile, categoria catastale A2 di 120 metri quadrati con rendita catastale di 621 euro, fra il 2010 e il 2014 si è deprezzata del 15%: il valore di mercato è sceso da 199.644 euro, a 169.697. Se l’abitazione è di tipo economico (categoria catastale A3), di 111 metri quadri, con rendita catastale pari a 420 euro, il valore di mercato è sceso della stessa percentuale passando da 174.492 a 148.318.

Pressione fiscale: + 100%

La tassazione nel primo caso è passata dall’1,5 al 3,6%: il prelievo sui rifiuti è aumentato da 300 a 350 euro, è stata introdotta la TASI, pari in questo caso a 261 euro (nel 2010 non si pagavano imposte sulla prima casa). Risultato: prelievo ordinario passato da 300 a 611 euro. Significa un aumento della pressione fiscale sulla casa del 104% (più del doppio), mentre l’incidenza del Fisco sul valore dell’immobile è aumentata del 140%. Il prelievo rifiuti è salito nel secondo caso da 264 a 319 euro, la TASI 2014 è calcolata in 176. Dunque, un aumento in termini assoluti di 231 euro (tasse salite da 264 a 495 euro) e in percentuale dell’88%. Rispetto al valore dell’immobile, l’incidenza delle imposte è salita del 121%. Non solo: nei cinque anni analizzati, l’inflazione è aumentata del 7,3%. In pratica, commenta Giuseppe Bortolussi, segretario Cgia di Mestre

 «fino a qualche anno fa l’acquisto di un’abitazione o di un immobile strumentale costituiva un investimento», ora «chi possiede una casa o un capannone sta vivendo un incubo. Tra IMU, TASI e TARI gli immobili sono sottoposti ad un carico fiscale ormai insopportabile».

Investire nell’edilizia

Con tutte le conseguenze, negative, che questo ha sulla ricchezza delle famiglie, sui bilanci delle imprese e naturalmente su tutte le attività economiche del settore edilizio. La Cgia segnala come molti artigiani dell’edilizia, del legno e dell’installazione degli impianti (idraulici, elettricisti, manutentori, etc.) siano stati costretti a gettare la spugna o nella migliore delle ipotesi a ridurre drasticamente il personale alle proprie dipendenze. E conclude proponendo una via d’uscita: se il settore sarà in grado di riprendersi, puntando soprattutto su riqualificazione e ristrutturazione del patrimonio esistente, gli effetti occupazionali saranno immediati e la ripresa economica potrà subire una forte accelerazione. Contemporaneamente, l’associazione ritiene che il carico fiscale sul mattone debba subire una netta flessione.