Le banche più a rischio: analisi comparata

di Chiara Basciano

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La classifica stilata da Bloomberg sulla base dei trend dei CDS fornisce un'idea sui rischi reali delle banche europee ed italiane.

Dopo la classifica delle banche più affidabili in Italia arriva quella degli istituti più rischiosi in Europa, una top list che non premia l’Italia, anzi: sono proprio italiane le due banche più rischiose del vecchio continente. Più in particolare si tratta del Gruppo Unicredit e di Mediobanca. Poi, dopo alcune banche europee, troviamo Intesa Sanpaolo e Assicurazioni Generali. La classifica è stata redatta da Bloomberg comparando la rischiosità sulla base dell’analisi dei CDS (Credit Default Swap), con scadenza a cinque anni.

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Credit Default Swap

Si tratta di un parametro indicativo della rischiosità, consistendo in un contratto che ha la funzione di trasferire il rischio di credito: il detentore di un credito (protection buyer) si impegna a pagare una somma fissa periodica a favore della controparte (protection seller) che si assume il rischio del credito gravante su quella attività nel caso in cui si verifichi un evento di default di un titolo o una obbligazione. La somma periodica che il creditore paga è in genere commisurata al rischio e alla probabilità di insolvenza del soggetto terzo debitore. Questo è il motivo per cui, osservando l’andamento dei CDS è possibile ottenere un’idea di rischiosità comparata fra i diversi istituti di credito.

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Secondo Bloomberg:

“Questa attenzione sui rischi potenziali dei crediti di alcune tra le banche principali è una svolta rispetto agli ultimi anni, quando tali istituti sembravano resistenti sul fronte del credito, anche se gli analisti avevano sollevato dubbi sulla loro redditività futura. D’altronde, almeno in teoria, le (nuove) regole stabilite dalle autorità che avevano indotto le banche a tagliare i costi e a ridurre l’assunzione del rischio le avrebbero reso probabilmente più efficienti nel riuscire a onorare i loro debiti.

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Apparentemente questa teoria non è sufficiente a giustificare l’acquisto di bond subordinati, il cui valore potrebbe azzerarsi il loro valore nel peggiore scenario. Sembra che gli investitori stiano vendendo in modo rapido gli strumenti finanziari delle banche che hanno rating minori, in particolare quei titoli che sono legati alle aziende europee che sono esposte in modo significativo alle società di materie prime e alla Cina”.