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Contraffazione online, come funziona il mercato del falso

di Barbara Weisz

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Social network, siti pirata, marketplace e app di messaggistica: i canali usati dalla filiera della contraffazione, che non si ferma al mercato del falso.

E’ una vera filiera quella della contraffazione e vendita di prodotti online, che assolda anche figure professionali (informatici, influencer, gestori di società di comodo), esacerbata dalle cattive abitudini di molti consumatori (quando acquistano prodotti contraffatti per risparmiare), e dai limiti tecnici e culturali di molte aziende, che non si proteggono adeguatamente (depositando brevetti e proteggendo i marchi).

Sono elementi emersi nel corso della presentazione del Rapporto finale legato al progetto FATA (From Awareness to Action) sulla contraffazione dei mercati online, realizzato da Crime and tech, spin off dell’Università cattolica del Sacro Cuore e dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza con il supporto di Amazon.

Contraffazione online: come funziona oggi

Il report analizza il modus operandi dei protagonisti delle truffe online, gli strumenti di contrasto di queste nuove minacce, presenta una serie di buone pratiche e si inserisce nel progetto FATA, che proseguirà per tutto il 2022 con workshop tematici e altre occasioni di confronto e di formazione. Alcuni elementi che emergono dal report sul modo in cui funziona il mercato della contraffazione:

  • si utilizzano canali online in modo contestuale e interconnesso: social network, siti fraudolenti (per esempio, siti clone realizzati tramite cybersquatting e/o typosquatting), marketplace, applicazioni di messaggistica istantanea, web-forum e chat (per esempio, chat di videogiochi), privilegiando i social network, che per vendere falsi offrono maggiori vulnerabilità rispetto ai marketplace;
  • si attraggono i consumatori sui vari canali, anche attraverso tecniche di crosslinking tra siti e canali diversi, avvalendosi spesso di account usa e getta e strumenti di spam;
  • la filiera della contraffazione online parte dai produttori di falsi e si avvale poi di una rete di professionalità per le fasi successive: sviluppatori, influencer, professionisti per la creazione di società di comodo, fino a veri e propri gruppi di criminalità organizzata (legati soprattutto alla Camorra), che intervengono in tutte le varie fasi.

Gli schemi utilizzati sfruttano l’integrazione e l’interconnessione dei mercati online. Il business criminale non si ferma alla contraffazione ma riguarda anche frodi, reati economico-finanziari e reati cyber. Alcuni reati tipici: vendita di falsi, furto di identità, diffusione di software malevoli, frodi nei servizi di pagamento, resi fraudolenti (restituzione di prodotti contraffatti invece degli originali).

Come tutelarsi

Oltre alle indagini vere e proprie, che richiedono competenze costantemente aggiornate, ra gli strumenti per la lotta alla contraffazione emergono: l’importanza della prevenzione (controllo di prodotti, inserzioni, venditori), la collaborazione e lo scambio informativo tra i diversi stakeholder, in particolare tra forze dell’ordine, marketplace e titolari di diritti.

Lo strumento, secondo la ministra, Luciana Lamorgese, permette di conoscere a fondo il fenomeno della contraffazione nei mercati online, a livello sia nazionale sia internazionale, offrendo spunti di riflessione per rafforzare l’azione di tutela dell’e-commerce che, anche in virtù degli alti numeri in termini di fatturato e utenti, è costantemente esposto alle minacce criminali. L’azione di contrasto alla contraffazione, prosegue Lamorgese:

è necessaria non solo per salvaguardare i consumatori, soprattutto quelli più esposti alle truffe, ma anche gli imprenditori che subiscono danni alla loro immagine ed agli investimenti per le contraffazioni dei prodotti e le violazioni della proprietà industriale.

Fra i vari temi emersi nel corso della presentazione, c’è anche l’importanza della sensibilizzazione fra i consumatori e, fra le piccole e medie imprese, l’esigenza di semplificare una serie di procedure e meccanismi che spesso rappresentano un ostacolo. Antonella D’Alessandro, dirigente della divisione Politiche e progetti per la lotta alla contraffazione del ministero dello Sviluppo Economico, ha segnalato come le PMI spesso siano ancora lontane dalla mentalità della registrazione del marchio e dalla tutela che ne deriva, sottolineando che in questo senso un ruolo importante possa essere svolto dai consulenti, che le aiutino a elaborare il marchio, registrarlo, occuparsi della sua tutela giuridica.