Riforma Fiscale, gli ultimi nodi da sciogliere

di Redazione PMI.it

scritto il

Nella riforma fiscale spunta l'ipotesi di aggiornamento delle rendite catastali per finanziare il taglio del cuneo fiscale o l'abolizione IRAP.

Dibattito ancora accesso sulla riforma fiscale, già in ritardo rispetto all’originario cronoprogramma del Governo (doveva essere pronta a fine luglio): l’obiettivo resta quello di semplificare il sistema e alleggerire il carico fiscale sui redditi medi e sulle imprese, con una legge delega da far approvare in Parlamento per poi tornare a Palazzo Chigi per i decreti attuativi.

Il nodo centrale resta sempre la mancanza di coperture finanziarie, tanto che per liberare risorse si sta pensando di mettere mano al più volte rimandato aggiornamento delle rendite catastali. Non si esclude che, per ovviare al problema risorse, possano essere inserite alcune misure fiscali nella prossima Legge di Bilancio, operative dal primo gennaio 2022. Per esempio, l’abolizione IRAP e il taglio del cuneo fiscale.

Partiamo dalle certezze. La riforma fiscale è fin dall’inizio uno dei punti del programma di Governo. E dovrebbe essere una riforma organica, in nome de principio espresso dallo stesso premier, Mario Draghi, in base al quale non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta. Il ministero delle Finanze, Daniele Franco, ha ribadito che i due capisaldi sono la riforma dell’IRPEF e la riduzione delle tasse sul lavoro.

Sull’IRPEF l’obiettivo è quello di rendere il sistema più equo, tagliando le tasse soprattutto per i redditi medi. Non ci sono però indicazioni univoche sulla strada intrapresa, restano aperte diverse ipotesi: riduzione degli scaglioni da cinque a tre, sistema progressivo alla tedesca.

Il taglio del cuneo fiscale è stato avviato negli anni scorsi con il bonus in busta paga della Manovra 2021, misura a totale vantaggio dei lavoratori. Le nuove disposizioni 2021-2022, invece, dovranno alleggerire anche i costi delle imprese. Si ipotizza un primo intervento in Legge di Bilancio: l’abolizione del contributo a carico dei datori di lavoro per la cassa unica assegni familiari. E’ una misura che costa poco più di 2 miliardi, soldi che ci sono già perché stanziati lo scorso anno. Sarebbe un primo passo verso l’alleggerimento dei costi fiscali delle imprese.

Ci sono però proposte che vedono più favorevolmente l’utilizzo dei 2-3 miliardi già disponibili per abolire l’IRAP. Questa è una misura su cui in ogni caso sembra esserci un accordo ampio in Parlamento, inserita anche nel testo del documento uscito dalle commissioni Finanze delle Camere.

Per finanziare queste prime misure, oltre ai pochi soldi che già ci sono, servono nuove risorse. A questo servirebbe, per esempio, la riforma del Catasto, che però vede contrari i partiti del Centro-Destra. E che non è in effetti inserita nelle proposte uscite dall’indagine parlamentare.

Difficile al momento fare previsioni su quel che infine sarà deciso, sembra improbabile che il testo del ddl delega possa arrivare in Consiglio dei Ministri il 16 settembre come ventilato, mentre le prossime settimane saranno certamente decisive. Fra l’altro, nel frattempo verrà approvata la NaDEF, ovvero l’aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (DEF) con i numeri aggiornati sull’economia nel 2021. E qui potrebbero esserci le prime sorprese positive, in base a quanto dichiarato dallo stesso ministero Franco, con un PIL che potrebbe superare il 5,85 previsto dall’Ufficio parlamentare di Bilancio, e numero migliori del previsto anche su deficit e debito.