Recovery Plan: quale impatto su economia e imprese?

di Redazione PMI.it

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L'analisi di Confartigianato sugli effetti delle misure contenute nel PNRR sulle micro e piccole imprese e in generale sull'economia del Paese.

Nel 13° report Covid-19, Confartigianato ha posto particolare enfasi sull’analisi delle ricadute su economia e imprese del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza inviato dal Governo Draghi alla Commissione europea con l’obiettivo di ottenere i fondi UE destinati a far ripartire il vecchio continente dopo la crisi generata dal Coronavirus con una nuova spinta competitiva. Vediamo dunque quali saranno, secondo le previsioni, gli effetti economici del Recovery Plan in Italia dove, lo ricordiamo, il PNRR ha un valore di 235,1 miliardi di euro, con una dotazione del Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF, Recovery and Resilience Fund) di 191,50 miliardi, di cui 68,9 di sovvenzioni e 122,5 di prestiti.

=> Riforme e interventi del Recovery Plan

PNRR: ricadute su economia e imprese

L’accelerazione della crescita nei prossimi anni per l’Italia arriverà dagli interventi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza con un effetto moltiplicativo. Nei sei anni il PNRR del Governo Draghi cumula una maggiore crescita di 4,9 punti rispetto all’impatto della prima versione del Piano del Governo Conte: “a determinare la maggiore crescita si sommano l’effetto di domanda delle maggiori spese per la costruzione e messa in opera degli investimenti pubblici e gli effetti di più lungo periodo sul PIL potenziale ed effettivo stimolati dal maggiore dotazione di capitale pubblico, in particolare quello per le infrastrutture”, spiega Confartigianato.  Le risorse addizionali degli interventi del Piano sono riferite:

  • per il 32,6% a investimenti per lavori di costruzione ed opere di edilizia civile;
  • il 18,7% ad incentivi alle imprese;
  • il 12,4% a prodotti informatici, elettronici ed ottici;
  • il 6,9% ad altri mezzi di trasporto;
  • il 6,6% a servizi di istruzione;
  • il 6,2% a servizi di ricerca e sviluppo scientifici;
  • il 5% a trasferimenti alle famiglie.

In chiave settoriale, il contributo più consistente alla crescita del valore aggiunto si rileva nei settori:

  • delle costruzioni con 3,3 punti;
  • attività immobiliari con 2,8 punti;
  • commercio al dettaglio con 2,7 punti;
  • commercio all’ingrosso con 1,3 punti;
  • istruzione con 1,0 punti.

Presentando il 13° rapporto Covid-19 Confartigianato, Enrico Quintavalle, Responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, ha evidenziato che “il 41% della crescita del valore aggiunto determinata dagli interventi del PNRR si addensa nei settori delle costruzioni, opere edili e immobiliare, interessando una platea di quasi un milione di imprese e 2,2 milioni di addetti, di cui l’88% impiegati in micro e piccole imprese”. Ad incidere sono soprattutto i benefici del Superbonus 110% che, sottolinea Confartigianato, rappresenta il terzo intervento più rilevante per risorse impiegate, dopo quelli su ferrovie e transizione digitale, su cui sono dirottate risorse per 18,53 miliardi di euro.

Licia Redolfi dell’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia, ha evidenziato la distribuzione sul territorio e la vocazione artigiana dalla filiera maggiormente sollecitata dagli interventi del PNRR. Imprese artigiane che in Italia sono parecchio presenti, ad esempio in Lombardia rappresentano il 43,9%, in Valle d’Aosta il 61,2%, in Trentino Alto Adige il 56,6%, in Liguria il 54,4%, in Friuli Venezia Giulia il 52,8%, in Sardegna il 51,1% e in Piemonte il 50,7%.

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