Fuoco incrociato sul Recovery Plan italiano

di Redazione PMI.it

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Recovery Plan italiano, proseguono le audizioni in Parlamento ma il pressing della UE evidenzia ritardi e scarsa aderenza alle linee guide.

Da un lato il monito del presidente del Parlamento europeo sui ritardi del Governo nel dettagliare le misure del Recovery Plan, dall’altro le nuove critiche sui contenuti del PNRR stesso, con le osservazioni SVIMEZ in merito all’assenza di interventi che fotografino un contributo concreto offerto dal Mezzogiorno alla ripresa del Paese. Critiche consistenti sullo scarso livello di dettaglio dei progetti ammessi nella versione finale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (approvato il Consiglio dei Ministri l 12 gennaio) erano giunti anche da Confindustria.

Recovery Plan: Italia in ritardo

David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, in una recente intervista alla stampa ha replicato le osservazioni delle scorse settimane avanzate sempre in sede europea e riportate da Paolo Gentiloni, Commissario europeo agli Affari economici e monetari.

Il punto è sempre lo stesso: nel PNRR su cui si basa il Recovery Plan italiano manca sia l’indicazione degli obiettivi specifici in ciascun progetto sia il cronoprogramma relativo alla loro realizzazione. Sassoli ricorda al riguardo che la UE mette a disposizione dei singoli Paesi uno strumento di consulenza tecnica sulla gestione dei fondi.

Ma in Italia, lo sappiamo, il problema è duplice: sullo sfondo c’è una crisi di Governo (solo) in parte motivata dallo Stesso Recovery Plan, pomo della discordia assieme al MES.

Il successo del Recovery dipende dalla responsabilità e dalla stabilità dei singoli Stati membri. La ripresa deve coincidere con l’obiettivo comune di un’Europa più forte.

Recovery Plan: contenuti sbilanciati

Sul piano dei contenuti del PNRR, passi avanti sono statti comunque fatti. Rispetto alla bozza di dicembre 2020, quella approvata a gennaio in CdM presenta una diversa distribuzione delle risorse (tra incentivi e investimenti) e delle priorità per gli investimenti, con miglioramenti sia sulla visione di insieme delle riforme sia sulla definizione degli obiettivi rispetto ai tre assi strategici europei (digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale).

Ma per Svimez (come per Confindustria) ancora non basta. Ma va già meglio. Se non altro, in base a quanto si legge nella relazione presentata i audizione in Commissione Bilancio alla Camera:

nel nuovo PNRR alcune missioni, decisive per raggiungere l’obiettivo europeo di una maggiore coesione sociale e territoriale, hanno beneficiato di considerevoli aumenti: sanità (+10,7 miliardi), inclusione e coesione (+10,5) e istruzione e ricerca (+9,3).

Un altro passaggio chiave è la distribuzione della quota di investimenti (incrementati al 70%) con una conseguente riduzione della quota di incentivi previsti (scesi dal 40 al 30%):

una scelta che indirettamente dovrebbe favorire una maggiore allocazione delle risorse al Sud.