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Covid fase 2, riapertura graduale da maggio

di Redazione PMI.it

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Ipotesi primi allentamenti dal 14 aprile ma lockdown fino a maggio, con riapertura graduale e regolata e scuole chiuse fino a settembre: la fase 2 dell'emergenza Coronavirus.

Il lockdown proseguirà fino a maggio, forse con qualche timida riapertura già a partire dalla prossima settimana. In ogni caso, la fase 2 sarà caratterizzata da regole stringenti, con l’obiettivo di tutelare la salute dei cittadini per evitare una ripresa della curva dei contagi Coronavirus: distanziamento di oltre un metro, dispositivi di protezione individuale, turni per entrare nei negozi e sui luoghi di lavoro, smart working.

Una riapertura progressiva, quindi, che potrà eventualmente essere accompagnata da nuove disposizioni relative per esempio allo screening della popolazione attraverso i test sierologici, che potranno indicare (accompagnati eventualmente dai tamponi) chi non è a rischio contagio e di conseguenza può uscire più liberamente. Sembra invece certo che non riapriranno le scuole. Ma andiamo con ordine.

Contagi in calo

Le attuali norme sull’emergenza Coronavirus prevedono il lockdown fino al 13 aprile, data imminente, entro la quale il governo dovrà quindi prendere rapide decisioni. Il nuovo provvedimento, con le regole dal 14 aprile, è atteso al più tardi per sabato 11 aprile. Prima di questa data, par di capire, il premier, Giuseppe Conte, farà un discorso ai cittadini per fare il punto sulla situazione e spiegare la nuova strategia del Governo, la cosiddetta fase 2.

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Il punto è il seguente: la curva dei contagi migliora sensibilmente, di conseguenza è possibile pensare al “dopo”. Ma bisogna tassativamente evitare una riapertura improvvisa, o anche solo allentamenti eccessivi delle regole che comportino un nuovo picco di diffusione.

l motivo per cui la decisione sulle regole da seguire a partire dal 14 aprile verrà presa a ridosso della scadenza è l’esigenza, da parte delle istituzioni, di avere il maggior numero di dati possibile sulla diffusione, per calibrare con precisione le misure.

Appare fondamentale una considerazione: il miglioramento della curva dei contagi è da attribuire interamente al lockdown. Ma continuano a non esserci vaccini e cure per evitare o guarire dal Coronavirus, quindi il contagio va fermato proseguendo sulla strada del contenimento sociale. Il messaggio delle istituzioni, ma anche delle parti sociali è univoco: la fase 2 deve essere progressiva, non si può rischiare di rialimentare il contagio.

Fatta questa premessa, vediamo come si articolerà la ripresa in base alle anticipazioni fino ad ora fornite.

Fase 2

 Non si esclude che ci siano già alcune riaperture a partire da martedì 14 aprile, ma assolutamente limitate. Si parla, ad esempio, di alcuni esercizi commerciali, come le cartolerie. Si attendono in generale le decisioni sulle attività produttive, che arriveranno anche sulla base degli incontri fra Governi e parti sociali.

In ogni caso, resteranno fino a maggio le principali limitazioni, a partire dal divieto di uscire di casa se non per motivi lavorativi o di necessità. Il Governo e le Regioni vogliono evitare allentamenti che potrebbero portare i cittadini a uscire in occasione dei ponti del 25 aprile e del primo maggio.

Il premier, presentando il decreto sulla liquidità imprese approvato dal Cdm lo scorso 6 aprile, ha spiegato che i giorni di Pasqua «li vivremo a casa», perché «sarebbe irresponsabile andare in giro» pensando di allentare le regole di responsabilizzazione anche individuali grazie alle quali stiamo riuscendo a combattere il Coronavirus. E il senso delle misure a venire è che staremo a casa anche il 25 aprile e il primo maggio.

A partire invece da maggio, dovrebbero iniziare una serie di riaperture (si parla indicativamente di lunedì 4 maggio, anche se il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, ha appena dichiarato che non ci sono date di riferimento realisticamente considerabili come certe al momento).

La priorità sarà quella di consentire al mondo produttivo di riprendere a lavorare, individuando ad esempio quali aziende e quali esercizi commerciali possono riaprire. Tecnicamente, quindi, allentamenti rispetto alla chiusura totale contenuta nel Decreto del 22 marzo. E’ presto per identificare quali saranno le attività che potranno riaprire subito, anche se alcuni punti fermi già si possono individuare.

  • Uffici: continuerà prevedibilmente a essere privilegiato lo smart working in tutti i casi in cui è possibile applicarlo. Per i luoghi di lavoro che riapriranno, regole di massima sicurezza anticontagio: distanza di almeno un metro fra le postazioni di lavoro, dispositivi di protezione individuale (mascherine, guanti, prodotti detergenti).
  • Negozi: pian piano riapriranno, ma con regole precise, simili a quelle previste per entrare al supermercato. Quindi, distanziamento, entrata contingentata (con la fila all’ingresso per evitare l’affollamento interno), mascherine e guanti. Si prevedono regole particolari per determinate tipologie di esercizi commerciali come parrucchieri e centri estetici, o comunque attività che prevedono il contatto fra il cliente e il personale: obbligo di appuntamento, numero massimo di clienti ammessi in base alle dimensioni dell’ambiente, protezioni individuali per il personale e il cliente.
  • Bar, ristoranti, locali: sembra improbabile che vengano riaperti subito. E quando sarà ci saranno certo regole stringenti di comportamento: niente folla al bancone, distanziamento rigoroso fra i tavoli (discoteche e locali che comportano affollamento saranno evidentemente gli ultimi a riaprire).
  • Scuole: non riapriranno il 14 aprile, l’orientamento è di tenerle chiuse il più a lungo possibile, trovando (come già fatto) soluzioni specifiche per gli esami di fine anno.
  • Spostamenti: riaperture graduali ma fino a maggio è più che probabile che restino le attuali regole. In ogni caso, continueranno a essere previste regole sul distanziamento sociale da rispettare in tutti i luoghi, anche sui mezzi pubblici.

Test

Un ruolo importante nella gestione della fase 2 lo avranno una serie di nuovi presidi sanitari, in particolare i test sierologici che stanno per essere immessi sul mercato e che consentiranno di stabilire, molto velocemente, se una persona sia stata o meno contagiata. Sono test che verificano la presenza di anticorpi contro il coronavirus, che si sviluppano solo se il paziente ha avuto contatto con la malattia. Nel caso in cui gli anticorpi non ci siano, dovrebbe essere certo che le persone non hanno avuto il Coronavirus, e dunque non rischiano di provocare contagio.

I condizionali sono d’obbligo, per il momento, in considerazione del fatto che non si conosce con precisione il grado di attendibilità dei test. In ogni caso, si prevede che siano disponibili in tempi relativamente brevi (ci sono già sperimentazioni in corso) e garantiscano, evidentemente, un buon livello di sicurezza. Nel caso di presenza di anticorpi resta necessario il tampone, che è in grado di indicare l’avvenuta guarigione (e quindi, anche qui, l’assenza di rischio contagio).

Si parla anche di un utilizzo di tecnologie di tracciamento, ad esempio attraverso le app dei telefonini. Al momento non ci sono molti dettagli su questo punto, delicato anche per le implicazioni di privacy (che verranno considerate con grande attenzione, assicurano le istituzioni). A grandi linee, il modello è quello coreano, per cui in presenza di una persona contagiata le app dovrebbero consentire di individuare coloro che sono venuti a contatto con il paziente e devono quindi attivare misure sanitarie.

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