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Tim Berners-Lee: come sarà il web del futuro

di Barbara Weisz

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Al Campus Party, l'inventore del www critico nei confronti della rete, dominata da fake news e poca privacy: Solid, l'architettura del futuro, proteggerà i dati trasformando Internet in una vera democrazia.

Al Campus Party 2019 sale sul palco fra gli applausi ed in jeans, giacca e maglietta parla ad una platea incantata della sua Solid, ovvero la nuova piattaforma che rappresenta il futuro del Web secondo il suo stesso inventore: Tim Berners-Lee. Perché, come gli addetti ai lavori sanno da tempo ma i comuni mortali non si aspettano, a colui che ha creato il world wide web, internet di oggi non piace.

Lui si definisce un ottimista, a cui piace “costruire cose positive”. E con questo spirito, esattamente 30 anni fa, ha realizzato la rete che oggi conosciamo e senza la quale in molti non saprebbero vivere. Il suo sogno era lo stesso di oggi:

uno spazio universale, libero, all’interno del quale ognuno poteva fare qualcosa.

In parte la rete è diventata proprio questo, vista la sua diffusione planetaria. Ma qui si inserisce la sua critica: oggi web significa anche fake news e propaganda poco trasparente per influenzare le scelte di massa (riferimento non troppo velato al caso Cambridge Analitica). Non solo: presenta dei dati in base ai quali le fake news hanno battuto il mainstream (sempre in relazione alla campagna elettorale a stelle e strisce).

Quindi? E siamo al suo nuovo progetto,  che Sir Berners-Lee ha spiegato con dovizia di particolari all’attento (e tecnicamente preparato) pubblico di CPIT3. Solid (Social linked data), «è una singola API che separa i dati dall’applicazione – spiega -. Qualunque app utilizzerebbe la stessa API, senza bisogno di progettare un sistema di archiviazione dei dati in backend. E solo quando è autorizzata».

In parole semplici, ogni utente può scegliere se e in che modo condividere i propri dati.

Sarà il futuro? E’ la domanda che tutti gli pongono. «Io non sono in grado di predire il futuro, ma faccio un auspicio: costruiamo un luogo in cui l’utilizzo virtuoso superi quello malvagio».

La democrazia ha bisogno delle tecnologie e del Web, insiste, ma c’è anche «l’urgenza di risolvere le “falle” che si sono aperte.

La platea del Campus Party non si limita a fargli (molte) domande sul futuro della tecnologia e del pianeta. All’ospite più atteso del Salone dell’innovazione e della creatività viene chiesto, ad esempio, cosa pensa della Brexit. Che, risponde lui senza tentennare, non lo trova d’accordo. Poi, in realtà qualcosa sul futuro (secondo la sua vision) la rivela:

Siamo molto vicini alla connessione a Internet senza bisogno di device.