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Accordi Italia-Cina: guida ragionata alle opportunità

di Triboo East Media

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Nuova Via della Seta: quali opportunità si celano dietro agli accordi Italia-Cina

Il 23 marzo il leader cinese Xi Jinping ha raggiunto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Villa Madama e insieme hanno firmato il Memorandum of Understanding e le tanto discusse intese tra Italia e Cina. Il cuore dell’accordo è la Nuova Via della Seta, o Belt & Road, iniziativa di cooperazione internazionale promossa dalla Cina, alla quale l’Italia ha aderito come primo paese tra quelli del G7.

=> Italia - Cina: cosa prevedono gli accordi commerciali

Ma cosa significa concretamente per l’Italia entrare nella Nuova Via della Seta? Di quali vantaggi godrà il nostro paese? Quali sono per le imprese italiane le opportunità offerte da questa iniziativa? Per rispondere a questi quesiti è necessario, prima di tutto, risolvere alcune questioni sollevate a riguardo.

Memorandum d’Intesa: non un invito a nozze

Diverse preoccupazioni sono emerse recentemente dalla possibilità di un’eccessiva presa di posizione del gigante asiatico nell’economia italiana e necessariamente anche in quella internazionale. Questi timori sono suggeriti principalmente dagli Stati Uniti e in parte dall’UE.

A tal proposito, Vincenzo Petrone, direttore generale della Fondazione Italia-Cina, ha dichiarato:

Nel contesto della guerra commerciale, vista come una competizione strategica, soprattutto in campo tecnologico fra Cina e Stati Uniti, nel medio e lungo periodo, l’adesione dell’Italia alla Nuova Via della Seta è percepita come una maggiore vicinanza con Pechino. Gli Usa temono poi che l’Italia, primo membro del G7, possa dare un supporto politico decisivo al piano cinese. Questo avrebbe una valenza politica internazionale molto elevata… Per quanto riguarda l’Unione Europea, il timore è che gli investimenti cinesi in Europa siano finalizzati alla acquisizione di tecnologia e possano mettere in difficoltà le aziende continentali non avendo i livelli di trasparenza dei progetti europei e delle regole dell’Unione sugli appalti.

Queste previsioni allarmanti, in realtà, sono piuttosto remote, o perlomeno lo saranno nel momento in cui l’Italia sarà in grado di destreggiarsi all’interno del panorama internazionale come Paese caratterizzato da un’importante funzione geopolitica, ma allo stesso tempo in grado di prendere decisioni coerenti e costruttive e di far valere, sulla scena mondiale, i diritti di Italia e UE.

Il Memorandum d’Intesa firmato non costituisce, infatti, un accordo dal quale possono derivare diritti e obblighi di diritto internazionale. Ciò che ne scaturirà saranno piuttosto nuove modalità di cooperazione bilaterale. Tra queste scambi e visite istituzionali, ricerca congiunta, programmi di sviluppo e cooperazione in settori strategici, partnership commerciali e investimenti interni e in paesi terzi. Tutti interventi dai quali l’Italia potrà ricavare grandi vantaggi.

I settori interessati

Concretamente, i risultati raggiunti durante la visita di stato del presidente cinese sono stati i seguenti: 29 accordi firmati, di cui 19 istituzionali e 10 commerciali.

I settori da essi interessati sono molteplici, in particolare gli accordi istituzionali coinvolgono i seguenti ambiti: promozione delle startup innovative e tecnologiche; cooperazione nel settore del commercio elettronico; intesa sul fisco, per regolarizzare le imposte sul reddito e per prevenire le evasioni e le elusioni fiscali; esportazione di agrumi italiani; protezione e gestione dei beni culturali; restituzione di reperti archeologici cinesi; collaborazione sanitaria; export di carne congelata italiana; consultazioni politiche bilaterali; promozione, conservazione e valorizzazione dei siti Unesco; cooperazione scientifica, tecnologica e innovativa; gemellaggio tra le città di Verona e Hangzhou; gemellaggio vino-riso, volto alla promozione e valorizzazione dei siti Unesco italiani e cinesi; intesa con l’agenzia spaziale italiana; accordi tra TV pubbliche; accordi tra media e agenzie di stampa; ricerca.

Gli accordi commerciali, invece, riguardano cassa depositi e prestiti; partenariato strategico nel settore delle energie; cooperazione volta allo promozione dello stile di vita italiano in Cina; accordo sui porti; partenariato strategico finanziario; cooperazione tecnologica per le turbine a gas; cooperazione per la ricostruzione di Genova; creazione di impianti siderurgici in paesi terzi. Le carte in gioco sono molte, così come le possibilità ad esse legate.

Italia fiduciosa: stime sui ritorni

La Nuova Via della Seta si prospetta essere un accordo win-win, con grandi opportunità sia sul fronte cinese che su quello italiano. Le prime a trarne beneficio saranno le piccole medie imprese, ovvero il cuore della produzione italiana. Interessati non saranno solo i settori del tradizionale Made in Italy, ma anche le produzioni minori e meno specializzate, che potranno beneficiare di condizioni migliori e privilegi sul fronte commerciale.

La BRI (Belt & Road Initiative), infatti, ridurrà i costi allo scambio e stimolerà il commercio estero aumentando il volume dei traffici. Inoltre, produrrà una maggiore integrazione con l’economia cinese nelle relazioni commerciali. Secondo i dati Farnesina di fine 2017  l’export italiano nel Paese del Dragone ha toccato i 13 miliardi di euro, una cifra poco rilevante in confronto agli 87 miliardi della Germania. Rimangono quindi ancora notevoli i margini di crescita e le possibilità concrete per l’Italia di affermarsi come uno dei principali partner commerciali della Cina.

I big industriali italiani, invece, saranno coinvolti insieme ad aziende cinesi in progetti di investimento in paesi terzi. Primi fra tutti l’Asia centrale e l’Africa Settentrionale, considerate aree dalle enormi potenzialità.

Inoltre, non ritarderanno i risultati in materia di turismo. Dagli accordi dello scorso sabato è stato definito un gemellaggio tra la città di Verona e quella cinese di Hangzhou. Questo gemellaggio sarà simbolo della promozione della conoscenza e valorizzazione dei rispettivi siti iscritti nelle liste del patrimonio mondiale dell’Unesco. L’afflusso di turisti cinesi nel mondo è incrementato in modo esponenziale negli ultimi anni e continuerà a farlo a ritmi incalzanti, soprattutto in Italia.

Come riportato da TTG Italia, la Cina è in testa alle classifiche per il numero di viaggiatori nel mondo. A fine 2017 questi ammontavano già a 129 milioni e nei prossimi 5 anni arriveranno a 700 milioni. Si stima che oltre 21 milioni sceglieranno l’Europa come meta, e di questi oltre il 10-15%, saranno diretti in Italia. I cinesi, infatti, sono estremamente affascinati dal nostro Paese, ricco di connotati storici e culturali, di bellezze architettoniche e di una tradizione culinaria inconfondibile. Anche per il turismo, quindi, si prospettano margini di crescita esponenziali.

Nuovi accordi in arrivo su porti e TLC

Le novità non sembrano concludersi qui. Il 26 e il 27 aprile il premier Conte si recherà a Pechino per una visita di stato ufficiale, dove presenzierà al secondo forum sulla BRI. In questa occasione verranno discussi nuovi accordi nei settori delle telecomunicazioni e dei porti.

Gli scali marittimi portano con sé grandi vantaggi commerciali e infrastrutturali. Con la Nuova Via della Seta i porti italiani godranno di maggiore visibilità, soprattutto quelli di Genova, Trieste e Venezia. Essi assumeranno un ruolo importante nel sistema e potranno candidarsi come terminali europei della BRI, rendendo più agevole e veloce il commercio e la circolazione di merci.

Una rivincita per l’Italia

La Cina è un importante partner commerciale per l’Italia e rappresenta un importante mercato di sbocco per la produzione interna di diversi settori, dalla moda ai macchinari, fino al food e alla chimica. La Belt and Road Initiative non è solo un’iniziativa di tipo infrastrutturale, ma riguarda anche investimenti industriali in tanti settori e continenti.

La Nuova Via della Seta rappresenta dunque un’importante opportunità per l’Italia e soprattutto per le aziende italiane. Queste avranno la possibilità di investire più facilmente in mercati esteri e di contribuire così alla ripresa del nostro paese, lavorando nella direzione di una crescita interna strutturata attraverso una cooperazione economica internazionale. Inoltre, come ha aggiunto Vincenzo Petrone:

la scelta dell’Italia è se vuole essere preda o se vuole chiudere da grande Paese quale siamo una serie di joint venture, dai trasporti alla logistica, in modo da trattenere sul territorio una buona parte del valore aggiunto di questa nuova Via della Seta. Il ritorno economico che ne deriverebbe sarebbe molto importante.

Cina… una realtà differente

Nonostante le rosee prospettive, non basteranno semplici accordi per permettere alle nostre aziende di cantare vittoria.

Per cogliere concretamente le opportunità insite al progetto Belt & Road le aziende italiane dovranno imparare a destreggiarsi e a promuovere la propria immagine sul mercato cinese.

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La Cina, infatti, è un paese lontano sia dal punto di vista geografico che culturale e per questi motivi richiede un’attenta valutazione dei suoi aspetti cardine. Per potersi rapportare ad una realtà tanto diversa è necessario conoscere la cultura locale e i modelli di pensiero, così come le abitudini di consumo e il mondo digital, attraverso cui si declina l’intera esperienza di acquisto del consumatore cinese.

Come dichiarato da Emanuele Vitali, Managing Director di Triboo East Media:

Gli accordi firmati tra Italia e Cina per la Nuova Via della Seta hanno puntato i riflettori sulle opportunità che scaturiranno da un nuovo tipo di cooperazione tra i due Paesi. Niente di più vero, ma ora tocca alle imprese italiane cogliere la palla al balzo sapendosi approcciare ad un mercato con dinamiche completamente diverse dalle nostre.

La Cina è un paese lontano anni luce da noi, soprattutto a livello culturale e, di conseguenza, anche nelle sulle logiche di mercato. Per le nostre aziende, perciò, sarà fondamentale investire tempo e risorse dedicate, che porteranno a grandi benefici nel medio-lungo periodo.