Governo: si parte con riforma imposte dirette

di Barbara Weisz

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Il ministro dell'Economia Tria indica la ricetta per la crescita: riforma imposte dirette (flat tax), inclusione sociale, investimenti pubblici, nel rispetto delle regole UE.

La considerazione di partenza non è particolarmente positiva: l’Italia è tornata in crescita ma con un ritmo inferiore alla media europea. E «c’è il rischio di una moderata revisione al ribasso» delle previsioni, dovuta in particolare al «rallentamento della produzione e delle esportazioni», ha spiegato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, davanti ai banchieri riuniti per l’assemblea ABI 2018.

Ma il seguito del ragionamento è una sorta di ricetta per la crescita, basata su tre punti considerati essenziali: riforma delle imposte dirette, inclusione sociale, investimenti pubblici.

La Riforma IRPEF ha l’obiettivo di ridurre il carico fiscale su famiglie e imprese.

Le politiche di inclusione sociale devono fare particolare attenzione al contrasto della povertà e all’inserimento nel mercato lavoro, mentre per quanto riguarda il rilancio degli investimenti pubblici, non servono solo nuove risorse, ma bisogna anche rimuovere gli ostacoli burocratici e le debolezze amministrative che rappresentano un freno.

Il Governo è impegnato su questi temi, a partire dalle semplificazioni più urgenti per far funzionare il Sistema Italia, nell’ambito di una strategia generale che punta «sullo stimolo endogeno alla crescita basato sugli investimenti pubblici e privati», che significa «affrontare il tema dell’occupazione e costruire una capacità produttiva addizionale di cui beneficerà il lavoro delle generazioni future».

Il tutto, nella cornice degli impegni europei, che l’Italia è impegnata a rispettare, e con l’obiettivo di «rafforzare la fiducia degli investitori esteri e nazionali nella stabilità finanziaria del Paese».

Il rientro dal debito pubblico è certamente un obiettivo dell’Italia, che quindi non prevede nessuna inversione di tendenza in questo senso. Il Governo dovrà «valutare la tempistica più adatta in modo che la riduzione del debito non abbia funzione pro-ciclica e venga via via concordata con le autorità europee».

Dunque, il primo punto, par di capire, saranno le riforme fiscali. Come è noto, il programma di Governo prevede l’introduzione di una flat tax al 15% in luogo dell’attuale meccanismo delle aliquote IRPEF. L’aliquota piatta si applicherebbe ai redditi fino a 80mila euro, per salire poi al 20% sopra questa cifra.

In base alle ultime anticipazioni, l’esecutivo sembra intenzionato a mettere in pratica la riforma in modo graduale. Il primo passo, potrebbe essere l’introduzione nella prossima Legge di Bilancio l’allargamento della platea del regime forfettario, per cui le Partite IVA potrebbero applicare l’aliquota al 15% fino a 80mila euro di reddito, indipendentemente dalla tipologia di attività (attualmente i tetti di reddito cambiano invece per le diverse attività professionali).