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Rimborsi pensione: l’ipotesi dei BOT

di Barbara Weisz

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Spunta la nuova ipotesi dei rimborsi pensione in BOT in attesa del provvedimento del Governo dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il blocco indicizzazione pensioni della Riforma Fornero.

Premesso che le certezze si avranno solo quando arriverà il provvedimento del Governo, fra le ipotesi allo studio dell’Esecutivo dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul no al blocco dell’indicizzazione pensioni del 2012 e 2013 operata dalla Riforma Fornero spunta quella di effettuare i rimborsi pensione sotto forma di BOT, Buoni Ordinari del Tesoro.

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Sarebbe un modo per restituire le somme senza impattare, almeno nell’immediato, sulle finanze pubbliche, anche se è difficile capire esattamente quali potrebbero essere gli effetti sui conti senza conoscere i dettagli dell’eventuale provvedimento,  atteso per la prossima settimana (quindi, intorno a metà maggio).

Ipotesi allo studio

Ecco le diverse ipotesi in campo:

  • restituzione a rate: si parla anche di restituire a rate quando non incassato negli anni scorsi, riconoscendo invece subito la reindicizzazione corretta della pensione (che sale, incamerando due anni di mancata rivalutazione);
  • restringimento della platea degli aventi diritto alla restituzione alzando l’asticella rispetto a quanto previsto dalla norma della Riforma Pensioni bocciata dalla Corte (come noto, il blocco riguarda le pensioni sopra tre volte il minimo);
  • restituzione in BOT.

Importo dei rimborsi

Nel frattempo, ci sono diverse stime su quanto incasseranno i circa 5,5 milioni di pensionati interessati dal provvedimento. Secondo la CGIA di Mestre:

  • un pensionato con un assegno pari a quattro volte il minimo (1405 euro) avrà diritto a un rimborso al netto dell’IRPEF pari a 1674 euro;
  • chi percepisce 1500 euro si vedrà restituire circa 2850 euro;
  • i rimborsi pensione superano invece i 5mila euro per i trattamenti sopra i 3mila euro mensili.

Anche qui, si tratta di calcoli che tengono conto della sentenza della Corte Costituzionale ma che restano del tutto teorici fino a quando non si saprà con certezza cosa deciderà il Governo.

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Rimborsi o ricorso

Altra considerazione: dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale avvenuta il 6 maggio scorso, la sentenza della Consulta è diventata esecutiva e questo significa che tutti i pensionati ai quali è stata bloccata l’indicizzazione dalla Riforma Fornero potrebbero, da subito, avanzare richiesta di rimborso, ad esempio presentando un ricorso. Un provvedimento del Governo, invece, renderebbe tutto più semplice: i pensionati non dovrebbero fare nulla, sarebbe l’INPS a riconoscere direttamente i rimborsi pensione. Conclusione: senz’altro il Governo ha tempi molto stretti per intervenire con un provvedimento (probabilmente un decreto legge) che recepisca la sentenza e contemporaneamente non sia troppo oneroso per la stabilità dei conti pubblici. Il primo passaggio, già in atto, è quello di stimare con precisione l’impatto della restituzione delle quote di pensione bloccate (si parla di cifre che vanno dai 10 ai 15-16 miliardi di euro).

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