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Casse previdenziali: stessi contributi, pensioni più alte

di Noemi Ricci

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La sentenza del Consiglio di Stato che restituisce piena autonomia alle Casse previdenziali virtuose di riconoscere rivalutazioni e pensioni maggiori.

Accolto da parte del Consiglio di Stato il ricorso presentato dalla Cassa di previdenza ENPAIA/AGROTECNICI e del Collegio Nazionale dell’Albo degli Agrotecnici stabilendo che il criterio di rivalutazione dei contributi pensionistici definito dalla legge n. 335/1995 va inteso come quello minimo da riconoscere (calcolato in base alla media quinquennale del PIL determinata dall’ISTAT) e che le Casse di previdenza che sanno mantenere in ordine i propri conti possono riconoscere rivalutazioni maggiori erogando così trattamenti pensionistici più alti.

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La n. 3859/2014 del Consiglio di Stato è una sentenza storica, soprattutto in questo periodo nero per le pensioni e i pensionati, perché restituisce alle Casse previdenziali “virtuose” la piena autonomia di pagare pensioni più alte senza chiedere un aumento dei contributi e questo vale per tutti i liberi professionisti, non solo per gli Agrotecnici, e per tutti gli Albi professionali.

Il caso

Il ricorso era stato presentato in seguito al blocco del Ministero del Lavoro della delibera della Gestione previdenziale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati (inclusa nella Fondazione ENPAIA) che prevedeva l’aumento della rivalutazione dei contributi previdenziali per i propri iscritti, rispetto a quanto previsto per legge. Un’eccellenza tra le Casse previdenziali che, potendo vantare la piena sostenibilità previdenziale, chiedeva di poter erogare pensioni più alte.

Più in particolare, nel 2011 la Cassa decise di contrastare gli effetti della diminuzione dell’indice di rivalutazione del montante contributivo aumentandolo del 50%, facendo ricorso a parte degli utili annuali.

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Per il Ministero la previdenza dei professionisti doveva essere sempre e comunque uniforme, anche nel caso in cui i rendimenti dei contributi fossero pressoché pari allo zero, per effetto del meccanismo di calcolo, togliendo così la libertà nell’autonomia negoziale delle Casse previdenziali. Ora però questa è stata restituita alle Casse ben amministrate dal Consiglio di Stato, il quale ritiene che:

“Da quanto sopra deriva indirettamente un’incentivazione all’impegno efficiente delle risorse, al fine di utilizzarle in modo conforme alla legge ed agli atti statutari e regolamentari. Meno derivati, meno operazioni finanziarie border line, meno convegni ma pensioni più alte per chi versa i contributi”.

Effetti della sentenza

Gli effetti di questa sentenza saranno avvertiti soprattutto dalle Casse previdenziali in concorrenza tra loro. I laureati delle professioni tecniche che possono iscriversi scegliendo liberamente fra più Albi tenderanno infatti ad orientarsi verso le Casse meglio amministrate, che permetta loro di ottenere pensioni più alte con minori contributi. Il Coordinatore della Cassa di previdenza AGROTECNICI/ENPAIA, Alessandro Maraschi, esprimendo soddisfazione ha commentato l’esito della sentenza affermando che questa:

“Restituisce alle Casse di previdenza virtuose parte di quella fondamentale autonomia negoziale, purtroppo tante volte negata in provvedimenti normativi o nello stesso comportamento della burocrazia ministeriale. Adesso, conformemente al diritto ed alle aspettative degli Agrotecnici iscritti, la Cassa di previdenza potrà pacificamente procedere alla maggiore rivalutazione dei contributi previdenziali, con un significativo aumento finale delle pensioni che saranno erogate, il tutto senza né aumentare la contribuzione né gravare sullo Stato ma semplicemente utilizzando risorse proprie, accumulate in anni di buona gestione”.

Per maggiori informazioni consultare la sentenza del Consiglio di Stato n. 3859/2014.

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