ISTAT: lavoro a chiamata: +75% dal 2007

di Noemi Ricci

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I lavoratori a chiamata sono ora 111 mila, crescendo del 75% dal 2007. Il numero complessivo rimane comunque non superiore all'1%. Turismo, istruzione e sanità i comparti più interessati dal job-on-call

Il job-on-call è il modello d’impiego in cui il lavoratore svolge le proprie funzioni lavorative solo quando il datore di lavoro lo ritiene necessario. Meglio noto come lavoro intermittente, o più semplicemente “lavoro a chiamata”, prevede una indennità di indisponibilità in quanto il lavoratore deve sempre essere pronto ad una eventuale richiesta.

Dai dati ISTAT emerge una crescita sostanziale rispetto a tre anni fa (+75%), quantificabile in 111mila unità.

In ogni caso, i lavoratori così occupati rappresentano una forte minoranza, con una percentuale che non supera l’1%.

Il settore maggiormente interessato rimane quello del Turismo, in particolare nel comparto alberghiero e della ristorazione, che da solo copre il 60% del totale. A seguire, Istruzione, Sanità, Servizi sociali e personali (12%) e Commercio (10%).

Dal punto di vista della qualifica le imprese sono interessate prevalentemente ai lavoratori con qualifica operaia, soprattutto nel settore degli alberghi e dei ristoranti in cui la percentuale sul totale è del 98%.

Solo nel contesto commerciale la qualifica risulta superiore, con il 36% dei dipendenti a chiamata richiesti per svolgere lavoro impiegatizio.