Italia: Pmi multietniche crescono

di Noemi Ricci

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In aumento l'imprenditoria multietnica in Italia, più di quella nostrana: a rivelarlo un'indagine congiunta Nomisma, Crif Decision Solutions e Unioncamere: +2,71% nel 2009

In un’Italia sempre più multietnica come cambiano gli scenari a livello imprenditoriale? Aiuta a comprenderlo Nomisma, Crif Decision Solutions e Unioncamere la ricerca intitolata “Finanza e comportamenti imprenditoriali nell’Italia multietnica“.

I risultati sono stati presentati ieri presso la sede di Unioncamere.

Alla fine del 2008 Infocamere registrava in Italia oltre 309.000 titolari di imprese individuali con nazionalità straniera, dei quali il 77% sono cittadini extracomunitari (247.126 nel primo semestre 2009) e poco meno del 23% cittadini comunitari.

Il numero di imprese con titolari stranieri cresce più di quelle a conduzione nostrana: nel 2008, nonostante la crisi, l’andamento è stato positivo, facendo registrare un +6,79% rispetto all’anno precedente. Nel primo semestre del 2009 il tasso di crescita è stato del +2,71%, ovvero un +6.489 imprese tra imprese registrate e cessate.

Ma qual è l’identikit dell’imprenditore straniero medio? Quasi il 70% ha un’età compresa tra i 30 e i 49 anni, il 14% ha meno di 30 anni e il 16% più di 50.

Cresce la percentuale di imprese capeggiate da imprenditrici, con il 21% del totale delle attività a conduzione straniera, passando da poco meno di 45 mila del 2004 ad oltre 65 mila nel 2008.

A livello settoriale, il 43,4% delle imprese straniere è attiva nel commercio, il 27,4% nelle costruzioni e l’11,9% nelle attività manifatturiere.

La distribuzione vede una maggiore concentrazione nelle zone del Centro Nord, in primis in Lombardia con il 18,6% delle imprese straniere totali, seguono Toscana ed Emilia Romagna.

Tra le città Prato detiene il primato di imprese immigrate, con il 30% delle ditte individuali capeggiate da un titolare straniero.

Le prime 10 aree di provenienza sono Marocco, Cina, Albania, Senegal, Tunisia, Egitto, Bangladesh, Serbia, Nigeria e Pakistan e la Romania. La tendenza (70%) è di assumere personale proveniente dallo stesso paese di origine dell’imprenditore, reclutato mediante canali informali quali amici, parenti e comunità di origine. Solo il 20% è italiano.

Poche infine le relazioni intraprese con le banche, un quarto delle imprese infatti dichiara di non farlo mai, meno di un quinti lo fa e ha richiesto un prestito. Il 76% degli imprenditori, proveniente in gran parte dalla Cina e dalle zone asiatiche, si autofinanzia o si fa aiutare da amici, parenti o conoscenti. I più aperti e propensi all'”indebitamento”, è più tipico delle comunità imprenditoriali dell’Est Europa.

Da questa indagine ne esce un quadro che, secondo l’amministratore delegato di Nomisma, Paolo Bruni, rende necessaria una strategia nazionale che punti sulla promozione di comportamenti rispettosi delle regole di mercato come «strategico per la promozione di una politica che faccia della qualità dell’impresa il fattore portante della concorrenza su tutti i mercati italiani», piuttosto che una concorrenza sul prezzo.

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