Le imprese ‘immigrate’ verso l’integrazione

di Paolo Iasevoli

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Impresa Etnica continua con successo nella sua attività per l'integrazione delle imprese costituite dagli immigrati, che crescono pur tra molte difficoltà

Impresa Etnica, portale italiano per gli imprenditori immigrati, ha festeggiato il suo primo compleanno con ‘Voci, volti,visioni di Imprese etniche’, incontro tenutosi il primo Marzo a Milano che sarà presto replicato a livello nazionale con un vero e proprio tour che porterà in giro per l’Italia le testimonianze degli ‘extra-imprenditori’.

L’obiettivo di Impresa Etnica è infatti far conoscere le realtà degli imprenditori immigrati, favorendone l’integrazione. Le imprese create da immigrati sono in costante aumento, in particolare per quanto riguarda gli imprenditori e le imprenditrici provenienti dall’area mediterranea. Nello specifico, il tasso di imprenditoria immigrata è del 7,8% e, secondo il 14esimo rapporto Caritas/Migrantes del 2005, il numero dei titolari di impresa con cittadinanza estera è cresciuto del 27% passando da 56.421 a 71.843 imprenditori, concentrati quasi totalmente nel settore del commercio e dell’edilizia.

Attualmente in Italia sono ben 328.000 le imprese ‘immigrate’ e l’incontro promosso da Impresa Etnica rappresenta un’occasione per avvicinare queste realtà ai mass media e favorirne l’integrazione nel mondo imprenditoriale italiano. La sede prescelta è stata Milano, forte della presenza di oltre 24 mila imprese di immigrati.

Proprio l’assessore al Lavoro del capoluogo lombardo, Andrea Mascaretti, afferma che bisogna «continuare a creare e rinnovare le condizioni perché tutti possano partecipare allo sviluppo economico del territorio. Ogni impresa genera ricchezza e un’azienda con titolare immigrato ha un valore aggiunto: creare integrazione».

Difatti, l’ambiente competitivo in cui si troverebbe ad operare l’imprenditore immigrato è più complesso rispetto a quello dei suoi colleghi autoctoni, dal momento che egli è costretto ad affrontare sfide non solo di carattere economico ma anche sociale.

Inoltre, si tratta di un contesto in continua e rapida evoluzione, che vede una crescita quantitativa a cui deve ancora corrispondere un analogo incremento in termini di qualità. Infatti il 67% delle imprese ‘immigrate’ ha carattere individuale e, come spiega Vincenzo Cesareo dell’Ismu i dati rilevano «una capacità di fare impresa ancora limitata. L’azienda a cui ben sette immigrati su dieci danno vita è ancora troppo leggera, sia in termini strutturali sia di capitale, ma anche, spesso, di competenze. Gli immigrati devono acquisire la capacità di imporsi e crescere, non occupare solo gli spazi lasciati vuoti dalle ditte italiane».