UK: neolaureati inutili per le aziende?

di Paolo Iasevoli

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Esperti di tecnologia e ben istruiti, ma troppo supponenti e "buontemponi": secondo le imprese del Regno Unito i laureati della Generazione Y non sono poi così appetibili

Troppi laureati, tutti poco adatti per lavorare seriamente. Almeno questa è l’opinione dell’Association of Graduate Recruiters, che ha analizzato i lavoratori della Generazione Y in Gran Bretagna.

Stiamo parlando delle persone nate dal 1982 in poi, che rappresentano la quasi totalità dell’offerta lavorativa attuale. Le caratteristiche di questi neolaureati, sempre più numerosi nel Regno Unito come in Italia, sono simili in tutto il mondo occidentale.

I lati positivi non mancano e fanno sicuramente gola alle imprese: grande esperienza per tutto ciò che concerne le nuove tecnologie, socializzazione radicata con i nuovi mezzi di comunicazione e con una salda coscienza etica. Perfetti per tutte le organizzazioni che vogliono rinnovare il proprio personale e puntare con forza sull’innovazione.

Eppure, assicura l’AGR, alcuni difetti riescono a rovinare molti dei possibili lavoratori modello. Troppo ambiziosi, spesso “buontemponi” e molto più difficili da gestire rispetto alla generazione precedente, a differenza della quale sono orientati più all’autorealizzazione personale che non al salario.

Come spiega il CEO di LGA Carl Gilleard, durante gli incontri con le aziende i giovani della Generazione Y «arrivano agli stand di assunzione e iniziano a chiedere “cosa mi offri?”, mentre dovrebbero dire “puoi dedicarmi un po’ di tempo così ti spiego cosa posso offrirti?“».

Bravi, istruiti ma irrimediabilmente egocentrici, il giudizio finale di Gilleard, in perfetta sintonia con i risultati empirici dell’AGR.